venerdì 29 gennaio 2016

Il mare nasconde le stelle

di Francesca Barra, ed.Garzanti

Dopo Verrà il vento e ti parlerà di me, Francesca Barra ci porta dentro un'altra storia di "migrazione". Se nel primo romanzo il trasferimento era dal Sud alla grande città, con le scelte conseguenti, gli adattamenti  e i rimpianti, qui ne Il mare nasconde le stelle la storia è ben più tragica.
Remon ha solo 14 anni quando, in totale autonomia, decide di fuggire dal suo paese, l'Egitto. La sua famiglia è di religione cristiano copta e il Paese è invaso dai Fratelli Musulmani che ne stanno stravolgendo le leggi, le tradizioni, i costumi, la scuola e soprattutto la libertà di religione. Dopo un forte episodio di bullismo e violenza a scuola, Remon comprende che per lui non c'è più posto, la sua vita è finita, l'intolleranza è la vera regola e lui non godrà più della sua libertà, non solo di giocare, andare per strada e in chiesa ma e soprattutto di studiare. Il suo più grande desiderio è diventare ingegnere e per come si mettono le cose in Egitto, Remon è destinato solo alla morte.
"Restare avrebbe voluto dire vivere in un paese in guerra. Dove hai sempre la sensazione che la libertà sia altrove. E tu non la conoscerai mai. Avrebbe voluto dire pregare in silenzio, perché qualcuno può tentare di farti cambiare la fede. Ma io ho il diritto di desiderare di essere un uomo libero".
In completa solitudine, di nascosto ai suoi genitori, Remon sparisce una notte per cominciare un viaggio disastroso e distruttivo verso l'agognata Italia.  La sofferenza, la disperazione e l'angoscia che spingono Remon ad affrontare un viaggio di tredici notti "sospeso fra la vita e il rischio di  morire" sono raccontate benissimo, tanto da farti essere lì sul barcone, nella stiva, nel mare e col sole a picco.
Libertà! Una sola parola che spinge un ragazzino solo e triste ad abbandonare il calore della famiglia a cui tiene tanto per la flebile speranza di una vita migliore.
"Ho alternative?  No."
Francesca Barra dà voce a Remon che in prima persona racconta ogni istante della sua traversata, dell'arrivo in Sicilia, che lui crede sia già Milano, dell'accoglienza, dei dormitori, dei vestiti usati troppo grandi, del cibo e dell'assenza di interesse e affetto. L'angoscia di aver causato dolore e sofferenza ai suoi genitori non lo abbandona mai. Egli sa che hanno dovuto anche indebitarsi per pagare il suo viaggio, per permettergli di avere un futuro e dargli la libertà anelata. Il suo unico modo di ringraziare la famiglia è quello di impegnarsi nello studio, di superare le difficoltà, di apprezzare ciò che la scuola ti offre e le opportunità che ne scaturiscono.
La storia di Remon è a lieto fine pur se carica di solitudine e tristezza, "i problemi non finiscono mai e non sai se puoi realizzare il tuo sogno facilmente. Anche se ti accolgono ti senti sempre straniero".
Siamo ogni giorno toccati da tante storie di migrazione, molte delle quali finiscono in tragedia e leggere del coraggio di questo ragazzino non fa che aprire il cuore. Porterei questo romanzo nelle classi perché Remon si è riuscito ad inserire in una scuola italiana grazie a persone sensibili e disponibili subendo parole taglienti dei coetanei, sguardi truci, isolamento e  rifiuto. La sua storia deve essere spunto ed esempio per riflessioni più ampie sul tema della tolleranza e dell'accoglienza di cui non ci si deve solo ricordare nelle occasioni ufficiali ma nella vita di ogni giorno.
Anche il mare più tempestoso, nero, freddo e pericoloso nasconde in cielo stelle meravigliose che ti possono accompagnare nel tuo viaggio di speranza.

Ringrazio Garzanti Libri per l'invio in anteprima del romanzo e consiglio a tutti di acquistarlo poiché disponibile in libreria dal 28 gennaio

domenica 6 dicembre 2015

La ragazza nella nebbia


di Donato Carrisi

Puntuale all'appuntamento annuale con Longanesi, Donato Carrisi ci aspetta in libreria con un nuovo thriller. La ragazza nella nebbia si discosta dai sequel a cui Carrisi ci aveva abituati, come Il suggeritore  e successivi o Il tribunale delle anime e conseguenti. In questo thriller incontriamo personaggi nuovi, dinamiche attuali e come sempre un po' di introspezione psicologica.


La trama
Nel piccolissimo paesino di montagna di Avechot sulle Alpi, l'agente speciale Vogel si ritrova a seguito di un incidente stradale con macchie di sangue non sue e momenti di amnesia. "Era la notte in cui tutto cambiò per sempre, ma in quel momento lui ancora non lo sapeva". Attraverso un interrogatorio condotto dal neuropsichiatra Flores, Vogel cerca di ricostruire la situazione e soprattutto di ricordare perché si ritrova li dopo qualche mese. Cosa lo riconduce a Avechot? Carrisi ci introduce così ad un caso di sparizione. Anna Lou Kastner è scomparsa  due giorni prima di Natale. Una ragazzina tranquilla che stava uscendo di casa per recarsi in chiesa, luogo dove non è mai arrivata. Le indagini vengono affidate all'agente speciale Vogel, volto molto noto al pubblico per casi di giustizia conclamati. E' proprio la notorietà l'elemento cardine di questa vicenda e del romanzo stesso. L'attenzione non è posta solo sulla situazione drammatica della sparizione, della famiglia disperata e della ricerca di un colpevole. Le indagini e i movimenti dell'agente sono calibrati in funzione dell'opinione pubblica, dell'attenzione dei media, della ricerca di un mostro da spiattellare in prima pagina. Non è indispensabile risolvere il caso procurando prove, recuperando il cadavere o cercando il movente dell'assassino “La giustizia non fa ascolti. La giustizia non interessa a nessuno.” Ciò  che interessa è scovare è il male. "E' il cattivo che fa la storia" insegna il professor Martini ai suoi ragazzi. Un protagonista banale della storia, anonimo, che presto passa ai clamori mediatici.
Perché il pubblico non cerca altro che un colpevole. "Alla domanda di un recente sondaggio su quale deve essere lo scopo di un'indagine di polizia, la maggioranza degli interpellati ha risposto 'la cattura del colpevole'. Solo una percentuale molto bassa ha affermato che lo scopo di un'indagine dovrebbe essere 'accertare la verità'. Perché la cattura ci fa illudere di essere al sicuro."
Così in un inverno gelido tra le Alpi, in un centro operativo  improvvisato nella palestra scolastica, nella bruma nebbiosa dei boschi, l'agente Vogel coadiuvato dal sottoposto  Borghi comincia a cercare a tutti i costi un colpevole. La sua notorietà sulla stampa lo porta ad attirare l'attenzione dei media. E inoltre, un fallimento in un caso erroneamente risolto, lo fa ambire a rincorrere quanto prima il successo.
Il peccato più sciocco del diavolo è la vanità".

La critica
 Ho letto questo Carrisi con la curiosità di sempre perché lo trovo un valido autore che sa ben calibrare le sapienti dosi della suspense. Ho apprezzato molto il cambiamento di tema e dei  personaggi perché per quanto alcune storie possano creare dipendenza e fidelizzazione, presentarsi con un nuovo argomento denota più coraggio. Interessante è l'analisi sociologica, seppur semplice, che fa Carrisi dei media e del loro sistema giornalistico. "I media stabiliscono i ruoli. Il mostro, la vittima. La seconda va salvaguardata da ogni possibile attacco o sospetto: deve essere 'pura'. Altrimenti  c' è il rischio di fornire un alibi morale a chi le ha fatto del male". Come sempre la storia viaggia su due piani temporali: l'agente Vogel sconvolto da un incidente 62 giorni dopo la scomparsa della ragazza e il periodo natalizio della sparizione.
Donato Carrisi è abile a suscitare la curiosità del lettore portandolo dentro la storia e conducendolo dove lui vuole arrivare. Sa giostrare con i tempi e con le informazioni come un abile sceneggiatore. Grande regista della storia, tesse bene la trama attorno ad un unico sospettato convincendo il  lettore e facendolo ricredere allo stesso tempo. Il dubbio è ciò che più serpeggia. Vittima della giustizia o carnefice?
Benché la storia sembri ispirata dai fatti di cronaca nera, alquanto verosimile e possibilista, la resa, durante il romanzo è intrigante. La ricerca del colpevole, l'accusa verso l'identificato fa credere alla soluzione più scontata. Ma i colpi di scena finali fanno ben valere la lettura del romanzo. Ancora una volta Donato Carrisi si rivela un abile scrittore. Il ritmo, dapprima lento e sereno nel racconto della storia, incalza con l'incedere delle pagine finali, tirando il lettore allo sprint finale e cogliendolo di sorpresa!

domenica 29 novembre 2015

La mia musica sei tu


di Alessandra Angelini

Di solito non sono affascinata dalle storie d'amore e preferisco altri generi, però La mia musica sei tu mi ha incuriosito soprattutto per il battage pubblicitario sui social network.
 

Il romanzo è scritto da una giovane esordiente, Alessandra Angelini, e tratta della storia d'amore tra Isabella e Denis, ragazzi provenienti da ceti, estrazioni sociali e familiari totalmente diverse.
Isabella è cresciuta a Roma, figlia di una personalità nota negli ambienti politici ed economici della capitale. La presenza dura e severa del padre è costante nella vita di Isabella e di tutta la famiglia. Il suo dominio è su tutti i membri, a partire dalla moglie, completamente soggiogata a lui, per finire sui figli. Isabella fugge a gambe levate da tutta questa tirannia, lascia il fidanzato, designato dal padre a diventarne marito, e cerca, con l'appoggio dello zio a Milano, di farsi una vita.
Va a studiare a Bologna e si crea nuove amicizie, non senza difficoltà. Un giorno, a Milano, si imbatte in un gruppo rock, e resta affascinata dal batterista, simpatia ricambiata ma lasciata cadere  nella serata. Pura combinazione degli eventi, Isabella non solo rincontra il batterista Denis, ma inizia vivere una storia d'amore meravigliosa con il ragazzo che in lei trova una splendida compagna e complice.

"Sei un sogno, non voglio svegliarmi. Fammi assaporare la felicità di un mondo dove esisti, dove possiamo stare insieme, dove le bugie non sono che parole lontane che non ci toccano, se non con la ragazza di una piuma. Svegliami e raccontami che questo è un incubo, oppure uccidimi, segna il punto con un'ultima parola e porta questo cuore con te, nel tuo mondo. Perché non esisto più".
 

Naturalmente la famiglia di Isabella non accetterà mai questa relazione e il padre assolda persino un investigatore per conoscere ogni dettaglio di Denis e svelarlo alla ragazza. Questa presenza arcigna è così deleteria che la ragazza non riesce a mai a lasciarsi andare completamente alla felicità, non è mai libera dei suoi sentimenti e dei suoi slanci. Non voglio svelare altri dettagli della storia per lasciare a voi lettori la curiosità di cominciare questo romanzo che ho trovato piacevole e scorrevole. Parti della storia mi sono sembrate un po' forzate e artate, ma in fondo ho apprezzato molto l'incentrare molto sul profondo tema dell'amicizia sincera e dell'amore vero. Rilevo solo che i dialoghi, perfettamente scritti in italiano, siano poco corrispondenti al linguaggio comune proprio dei ragazzi, oserei dire troppo "pensati" e articolati. Anche nelle liti tra i componenti della band Bad Attitude, o tra la coppia Isabella-Denis, le frasi sono troppo corrette, lunghe e poco veritiere. In alcuni punti la storia è un po' sfasata temporalmente e ci sono situazioni poco chiare. Comunque rilevo che Alessandra Angelini ha superato brillantemente il suo test d'esordio. La sua giovanissima età le permetterà di apporre miglioramenti allo stile e farsi consigliare da revisori esperti.

Autopubblicato

Da uno scambio di messaggi con l'autrice ho appreso che il libro è stato autopubblicato per il noto sito Amazon.
"Quando ho deciso di buttarmi e autopubblicare  il mio romanzo su Amazon non avevo idea di cosa mi aspettasse" - ci rivela Alessandra. "Ho scoperto presto che quando auto pubblichi le difficoltà sono tante, l’autore non deve occuparsi esclusivamente del romanzo ma diventa anche il correttore di bozze e l’editor del libro. Così rileggi il manoscritto un milione di volte, fino a conoscerlo a memoria, fai il lavoro al meglio delle tue capacità perché i lettori meritano il testo migliore possibile".
Ma non finisce qui: "Arrivata a questo punto devi anche occuparti della copertina, che deve essere accattivante e il più possibile attinente al romanzo. E poi l’ultimo passo, il marketing. Quello che per me è stato lo scoglio più difficile, essendo una persona timida e riservata. Internet e il passaparola sono fondamentali se si vuole far conoscere il proprio lavoro".
Apprezzo molto l'intraprendenza di Alessandra che per inseguire la realizzazione di un suo progetto e di un suo sogno abbia investito ogni suo tempo ed energia. Sono caratteristiche che alle volte è difficile trovare nelle nuove generazioni, sempre insoddisfatte e abituate a ricevere soluzioni preconfezionate e pronte per loro.
"I sogni non sono che fantasie grandiose, la spinta ad affrontare la quotidianità. a volte, in una percentuale infinitesima, si realizzano, allora vita e sogno si fondono. E' per questi momenti che piangiamo e respiriamo, per vederli realizzati".

Un grande in bocca al lupo per la sua carriera e per sfondare le porte del successo.
Per acquistare il romanzo su Amazon cliccate La mia musica sei tu

lunedì 9 novembre 2015

Millennium 4 di David Lagercrantz


Lisbeth è tornata!

Dopo aver divorato i tre volumi della Saga scritta da Stieg Larsson, non potevo perdere questo sequel.Infatti a distanza di anni Marsilio pubblica in Italia Millennium 4 scritto da un nuovo autore svedese, che ispirandosi agli appunti lasciati da Larsson ha intessuto una nuova avventura.
Premetto che io considero sempre i sequel o i remake delle brutte copie degli originali dai quali si vuol cercare di tirare quanto più è possibile in successo e vantaggi economici. Purtoppo anche stavolta non mi sbaglio e devo riscontrare alcune dafaillance rispetto ai primi.
Tra i due autori c'è un abisso. La storia sembra un po' forzata anche se gli sviluppi finali danno comunque nuove interpretazioni e nuovi scenari alla vita di Lisbeth.
L'inizio è decisamente faticoso perchè impiega tanto a presentare lo scenario d'azione. Come sempre (e questo c'era anche in Larsson) ci sono parecchi comprimari, stavolta svedesi e americani, che si muovono per loro conto finchè non giunge chiaro l'obiettivo del romanzo.
Stavolta l'attenzione è incentrata su  Frans Balder, un matematico, uno scienziato super mondiale che sta lavorando sulla intelligenza artificiale. Naturalmente, su di lui ci sono gli occhi puntati delle superpotenze, dei servizi segreti ma e soprattutto della grande mafia internazionale.
Il caso vuole che Lisbeth stia cercando da qualte tempo di entrare nei sistemi segreti della Nsa americana per indagare sui loro interecci governativi e stranieri. Anche Lisbeth ha incontrato Balder durante delle lezioni all'università e scandagliando da Hacker professionista tutte le email personali, riesce a sventare l'omicidio del figlio autistico di Balder, dopo non essere riuscita a sventare quello del professore.
L'intreccio di fa sempre più fitto, intricato e alle volte improbabile. Ricompare Mikael che al limite della depressione si fa rimettere in piedi dai pericoli di Lisbeth e che sempre borderline, riesce a coprirla dai problemi con la giustizia.
Di certo, in questa ragazza così particolare vige un disprezzo per le forme prestabilite e per le istituzioni poichè è convinta che non siano mai la di sopra delle parti. Lei compie azioni spinta dalla voglia di pulizia da uomini che odiano le donne e da prepotenti insaziabili.
Il romanzo prende a scorrere dall'entrata appunto in scena di Lisbeth e Mikael. Ci sono pagine e pagine dedicate alla matematica, alla fattorizzazione di numeri primi, a calcoli di ellissi che allontanano molto la concentrazione della vicenda. Poi il ritmo incalza quando gli inseguimenti si avvicendano e rincorrono. Novità in questo grande capitolo della storia è Camilla, la sorella di Lisbeth che entra in scena quale erede dell'impero Zalachenko. E secondo me ci riserverà nuovi scenari futuri.
La lettura del romanzo non è legata ai precedenti anche se vi ritorna con alcuni riferimenti. Certo averli letti aiuta a sapere tutto il passato e a non interpretare il ruolo della ragazza come una forsennata impavida.
Ringrazio Marsilio editore per la copia omaggio.
Buon divertimento!

venerdì 18 settembre 2015

Le fragili attese di Mattia Signorini

Mi ha molto incuriosito il titolo e la copertina di questo romanzo che ho potuto leggere quest'estate.
Le fragili attese ha risposto pienamente a questa mia curiosità. Già il titolo lasciava spazio a varie ipotesi, attendere cosa? e poi ogni attesa può essere fragile? perché l'attesa stessa si disintegra quando si palesa l'evento in sé? ogni attesa è forse più ricca e trepidante dell'evento stesso?
E così che grazie alle edizioni Marsilio, ho potuto leggere questo bel romanzo italiano.
Italo è il proprietario della pensione Palomar a Milano. Ormai ottantenne decide di chiudere definitivamente il lavoro e smantellare la pensione. La sua vita si è svolta li dagli anni in cui si è traferito. Non è mai andato oltre il quartiere della pensione, dal momento in cui vi ha messo piede.


La narrazione è sapiente, l'autore ci fa entrare dolcemente ma con grande sensibilità nella sua vita. Italo è sopravvissuto alla grande inondazione del Po e si è trasferito a Milano dopo aver perso davvero tutto, casa, lavoro, amici e la sua donna. Non riesce a sopravvivere al costante dolore e al rimorso di non aver corso abbastanza per salvarla.
Così a Milano cerca un lavoro in fabbrica come tutti gli emigrati al nord. Il caso vuole che alloggi presso una pensione il cui proprietario intende cedere e ritirarsi in pensione e dopo aver cercato invano lavoro altrove, Italo decide di rilevare l'attività.
Con qualche ammodernamento e restauro Italo inaugura la nuova pensione Palomar, nome preso da un articolo di giornale nel quale si parlava del famoso osservatorio in America.
La sua vita scorre tranquilla nella gestione della pensione che gli permette di conoscere tanti clienti, tante vite, tante storie e racconti senza né viaggiare e né spostarsi dal bancone all'ingresso.
Molto discreto, solitario e semplice, Italo attraversa la vita senza grandi impennate né entusiasmi. Non ha mai avuto una donna dopo il suo grande e perduto amore ma un girono si imbatte in un fascio di lettere ripescate da un cassonetto. Sono scritte da una donna, negli anni '50 e dedicate ad un amore, ad un uomo che (andando avanti nella lettura) non si è mai accorto di lei rendendo questo un amore impossibile. La curiosità, il tanto trasporto di questa donna fanno risvegliare ad Italo i suoi sensi sopiti. Cerca di indagare e di risalire a questa fantastica giovane così tanto innamorata finché la soluzione lo lascerà allibito.
In queste ultime settimane di apertura, alla pensione alloggiano Guido, un professore d’inglese che deve insegnare a parlare a una bambina muta; Lucio Ormea, un uomo alla ricerca del padre che non vede da quando era piccolo; Il generale in pensione Adolfo Trento, convinto che la soluzione di ogni pace stia nella guerra; Ingrid, un'arpista con il polso spezzato che lavora come cassiera al supermercato e di notte si accompagna a uomini conosciuti per caso; e infine la domestica Emma, che ha fatto della Pensione Palomar la sua casa da ormai troppo tempo. Attorno ad essi ruotano storie e situazioni familiari, personali e lavorative complesse. Storie nella storia. Si aprono stanze (d'albergo) come matrioske, ogni porta conduce ad una vita pur ritornando sullo stesso corridoio.
Mi ha molto colpito questo romanzo lasciandomi, dopo la lettura, qualcosa di insoluto nelle vite dei protagonisti, ritrovandomi spesso a fantasticare sul seguito delle storie. Tutte hanno come filo conduttore, a mio avviso, l'incomprensione e l'amore inespresso, la solitudine e il non affrontare la verità anche se dura.
Un libro contemporaneo, ligio e netto con una scrittura lineare, chiara e al tempo stesso dettagliata.
Un romanzo che riesce a far comprendere che l'attesa non è sempre foriera di buone notizie, spesso occorre anche superarla e intraprendere una strada pur di non subire l'ennesima delusione.

 Mattia Signorini è nato nel 1980 e ha vinto il Premio Tropea nel 2010. Le Fragili attese è stato tradotto in Sudamerica, Europa e Israele.
Ringrazio Marsilio Editori

martedì 11 agosto 2015

Come i fiori di notte di Lisa See


Come i fiori di notte di Lisa See

Una meravigliosa storia al femminile viene tracciata da Lisa See in questo romanzo edito da Longanesi. Ambientato negli anni '40 quelli che precedono l'entrata in guerra degli Stati Uniti, il racconto espone la vita di tre ragazze orientali e delle loro ambizioni. Amicizia, passione, lavoro, amori sono gli ingredienti della storia.
 

Tre ragazze, una giapponese e due cinesi, provenienti da famiglie diverse, con passati burrascosi e penosi, ben diverse tra loro, si tuffano nel mondo della danza e dello  spettacolo. "a furia di frequentarci ci innamorammo l'una dell'altra. Stavamo bene insieme come lo zenzero, lo scalogno e l'aglio...bastava metterci nella stessa pentola per ottenere un piatto perfetto". Per le leggi razziali a loro non è concessa la stessa carriera degli americani per cui si accontentano di partecipare alle riviste a tema orientale. Naturalmente è un passo che le metterà contro le loro famiglie, contro i pregiudizi sociali,  contro i loro amori.

Una storia ricca di sentimenti e piena di sincerità. Le ragazze diventano subito amiche e si sostengono nei momenti di sconforto e forti difficoltà. Negli anni attraversano i successi delle luci della ribalta ma anche la miseria e l'estrema povertà.  Helene, Ruby e Grace affrontano con orgoglio le loro scelte, ripudiano i compromessi pur di inseguire i loro sogni. Il romanzo ha un notevole fondamento storico perchè l'autrice, Lisa See, ha tratto spunto da documenti e da narrazioni verbali sul periodo della seconda guerra mondiale non solo a San Francisco, dove è per lo più ambientato il romanzo, ma nell'intera  America. L'attacco di Pearl Harbour scatena il panico negli americani perchè un conflitto che fino ad allora sembrava distante milioni di kilometri ora entra in casa. L'atteggiamento sospettico verso gli orientali diventa cosi aspro da denunciarsi gli uni gli altri. L'amicizia delle tre ragazze vacilla, l'ambizione e la sopravvivenza risultano più forti dell'unione. "ho voluto bene ad entrambe ma loro, separatamente e insieme, mi hanno inflitto alcune delle peggiori sofferenze della mia vita". Ma, attraversando il buio si scoprono le verità, il passato riaffiora, i timori per un futuro incerto e di morte danno  valore alle storie importanti.

Le vicende e l'ambientazione sono ben connotate, l'atmosfera dei locali notturni, del gusto del proibito e orientaleggiante è sempre ben descritto così da viverlo di persona.
 

La scrittura è a tre voci. Le tre protagoniste raccontano personalmente le loro visioni e le storie, per cui la vicenda è  espressa con mille sfaccettature. Così si legge qual è il clima di discriminazione e di emarginazione di quel periodo, quale la reazione di ognuna delle ragazze a seconda delle proprie radici e abitudini. E' interessante scoprire l'atteggiamento degli americani nei confronti degli orientali: dapprima di convivenza sopportata purché a livelli lavorativi inferiori e poi di odio aperto. Ciò che  la guerra lascia nei sopravvissuti con i loro incubi e angosce è intenso e carico di significato. Il desiderio di emancipazione e il senso di rivalsa di queste ragazze sono il leitmotiv del romanzo: i loro sogni, la loro voglia di emergere, di cambiare totalmente vita, il  desiderio di dimostrare a chi in loro non credeva le capacità di riuscita sono la spinta a sopportare i periodi più neri.

Mi è piaciuto molto l'altalenarsi del senso poetico delle descrizioni e dei sentimenti, il ricorrere ad antichi proverbi cinesi alla durezza dei termini e della crudeltà umana. Uno stile raffinato e sempre corretto che non scivola in momenti fiacchi nella lettura. L'evolversi delle vicissitudini portano fino in fondo in modo preciso ed esaustivo coniugando il romanzo "storico" di un periodo a noi più recente a storie al femminile. La fragilità emotiva di queste ragazze divenute donne molto presto è lo stimolo a riscattarsi e ambire al meglio. Uno spunto di riflessione sull'importanza e il valore dell'amicizia vera.

venerdì 3 luglio 2015

La pietà dell'acqua di Antonio Fusco, edizioni Giunti



 Un romanzo schietto è questo secondo noir di Antonio Fusco. Un giallo ambientato in Toscana in un rovente ferragosto.

Il commissario Tommaso Casabona è richiamato dalle ferie per indagare sull'omicidio di un uomo dal passato torbido e misterioso.

Lasciando in vacanza sua moglie Francesca, il commissario è turbato e al tempo stesso amareggiato per il senso del dovere che lo spinge ad affrontare un nuovo delitto.
 

Scritto presentando contemporaneamente più personaggi e situazioni apparentemente lontane, il romanzo ha la capacità di attrarre il lettore fino in fondo. Antonio Fusco ha una scrittura netta e asciutta nella quale riesce a far convergere tutti gli stilemi e le caratteristiche del romanzo giallo, senza eccedere nei termini, senza andare mai oltre le righe ma con il piglio di chi conosce bene il mestiere. Infatti Antonio Fusco è un funzionario di polizia e criminologo forense e questa esperienza traspare in ogni riga perchè, a mio avviso, lo scrittore pur documentandosi enfatizza, il tecnico sa riferire con rapidità e semplicità i rapporti interni ad un commissariato.
 

Nel paese in cui avviene l'omicidio vi è un lago artificiale, il Lago di Bali che scaturisce dalla costruzione di una diga. Questo lago in realtà sommerge un altro piccolo borgo, Torre Ghibellina e viene svuotato periodicamente negli anni. Durante il ferragosto incriminato tanti curiosi, giornalisti e antichi abitanti di Torre Ghibellina si riversano nel paese vicino per assistere al risorgere del borgo fantasma.

Alcuni fanno visita al cimitero per deporre fiori sulle tombe dei propri cari e proprio lì il Commissario Casabona riesce a risolvere l'intricato mistero.

Attorno all'omicidio si concatenano storie ben più grosse che affondano le radici nella Resistenza del '45 e nel periodo degli ultimi efferati omicidi da parte dei Tedeschi in ritirata.

Ad esso si legano l'omertà della magistratura ma ancor più dell'alta politica svelando un famoso armadio dell'archivio segreto.

La bella trama e l'intreccio di personaggi apparentemente anonimi e distanti ti conquistano così da spingerti fino in fondo e restare stupito del finale a sorpresa sia sul giallo in questione, sia sulle vicende familiari del Commissario.

Non conoscendo l'autore, sono rimasta piacevolmente attratta dal suo modo di scrivere e dalla discorsività tutta italiana. Infatti anche la scelta dei personaggi, la vicenda e i luoghi richiamano molto il nostro stile di vita e la quotidianità in cui vivono gli uomini della polizia che in altri  romanzi vengono tratteggiati come supereroi o uomini fuori dal comune.

Un libro che consiglio vivamente per le vostre letture intriganti.
altre info potete trovarle su Giunti Narrativa
e per conoscere Antonio Fusco