martedì 11 agosto 2015

Come i fiori di notte di Lisa See


Come i fiori di notte di Lisa See

Una meravigliosa storia al femminile viene tracciata da Lisa See in questo romanzo edito da Longanesi. Ambientato negli anni '40 quelli che precedono l'entrata in guerra degli Stati Uniti, il racconto espone la vita di tre ragazze orientali e delle loro ambizioni. Amicizia, passione, lavoro, amori sono gli ingredienti della storia.
 

Tre ragazze, una giapponese e due cinesi, provenienti da famiglie diverse, con passati burrascosi e penosi, ben diverse tra loro, si tuffano nel mondo della danza e dello  spettacolo. "a furia di frequentarci ci innamorammo l'una dell'altra. Stavamo bene insieme come lo zenzero, lo scalogno e l'aglio...bastava metterci nella stessa pentola per ottenere un piatto perfetto". Per le leggi razziali a loro non è concessa la stessa carriera degli americani per cui si accontentano di partecipare alle riviste a tema orientale. Naturalmente è un passo che le metterà contro le loro famiglie, contro i pregiudizi sociali,  contro i loro amori.

Una storia ricca di sentimenti e piena di sincerità. Le ragazze diventano subito amiche e si sostengono nei momenti di sconforto e forti difficoltà. Negli anni attraversano i successi delle luci della ribalta ma anche la miseria e l'estrema povertà.  Helene, Ruby e Grace affrontano con orgoglio le loro scelte, ripudiano i compromessi pur di inseguire i loro sogni. Il romanzo ha un notevole fondamento storico perchè l'autrice, Lisa See, ha tratto spunto da documenti e da narrazioni verbali sul periodo della seconda guerra mondiale non solo a San Francisco, dove è per lo più ambientato il romanzo, ma nell'intera  America. L'attacco di Pearl Harbour scatena il panico negli americani perchè un conflitto che fino ad allora sembrava distante milioni di kilometri ora entra in casa. L'atteggiamento sospettico verso gli orientali diventa cosi aspro da denunciarsi gli uni gli altri. L'amicizia delle tre ragazze vacilla, l'ambizione e la sopravvivenza risultano più forti dell'unione. "ho voluto bene ad entrambe ma loro, separatamente e insieme, mi hanno inflitto alcune delle peggiori sofferenze della mia vita". Ma, attraversando il buio si scoprono le verità, il passato riaffiora, i timori per un futuro incerto e di morte danno  valore alle storie importanti.

Le vicende e l'ambientazione sono ben connotate, l'atmosfera dei locali notturni, del gusto del proibito e orientaleggiante è sempre ben descritto così da viverlo di persona.
 

La scrittura è a tre voci. Le tre protagoniste raccontano personalmente le loro visioni e le storie, per cui la vicenda è  espressa con mille sfaccettature. Così si legge qual è il clima di discriminazione e di emarginazione di quel periodo, quale la reazione di ognuna delle ragazze a seconda delle proprie radici e abitudini. E' interessante scoprire l'atteggiamento degli americani nei confronti degli orientali: dapprima di convivenza sopportata purché a livelli lavorativi inferiori e poi di odio aperto. Ciò che  la guerra lascia nei sopravvissuti con i loro incubi e angosce è intenso e carico di significato. Il desiderio di emancipazione e il senso di rivalsa di queste ragazze sono il leitmotiv del romanzo: i loro sogni, la loro voglia di emergere, di cambiare totalmente vita, il  desiderio di dimostrare a chi in loro non credeva le capacità di riuscita sono la spinta a sopportare i periodi più neri.

Mi è piaciuto molto l'altalenarsi del senso poetico delle descrizioni e dei sentimenti, il ricorrere ad antichi proverbi cinesi alla durezza dei termini e della crudeltà umana. Uno stile raffinato e sempre corretto che non scivola in momenti fiacchi nella lettura. L'evolversi delle vicissitudini portano fino in fondo in modo preciso ed esaustivo coniugando il romanzo "storico" di un periodo a noi più recente a storie al femminile. La fragilità emotiva di queste ragazze divenute donne molto presto è lo stimolo a riscattarsi e ambire al meglio. Uno spunto di riflessione sull'importanza e il valore dell'amicizia vera.

venerdì 3 luglio 2015

La pietà dell'acqua di Antonio Fusco, edizioni Giunti



 Un romanzo schietto è questo secondo noir di Antonio Fusco. Un giallo ambientato in Toscana in un rovente ferragosto.

Il commissario Tommaso Casabona è richiamato dalle ferie per indagare sull'omicidio di un uomo dal passato torbido e misterioso.

Lasciando in vacanza sua moglie Francesca, il commissario è turbato e al tempo stesso amareggiato per il senso del dovere che lo spinge ad affrontare un nuovo delitto.
 

Scritto presentando contemporaneamente più personaggi e situazioni apparentemente lontane, il romanzo ha la capacità di attrarre il lettore fino in fondo. Antonio Fusco ha una scrittura netta e asciutta nella quale riesce a far convergere tutti gli stilemi e le caratteristiche del romanzo giallo, senza eccedere nei termini, senza andare mai oltre le righe ma con il piglio di chi conosce bene il mestiere. Infatti Antonio Fusco è un funzionario di polizia e criminologo forense e questa esperienza traspare in ogni riga perchè, a mio avviso, lo scrittore pur documentandosi enfatizza, il tecnico sa riferire con rapidità e semplicità i rapporti interni ad un commissariato.
 

Nel paese in cui avviene l'omicidio vi è un lago artificiale, il Lago di Bali che scaturisce dalla costruzione di una diga. Questo lago in realtà sommerge un altro piccolo borgo, Torre Ghibellina e viene svuotato periodicamente negli anni. Durante il ferragosto incriminato tanti curiosi, giornalisti e antichi abitanti di Torre Ghibellina si riversano nel paese vicino per assistere al risorgere del borgo fantasma.

Alcuni fanno visita al cimitero per deporre fiori sulle tombe dei propri cari e proprio lì il Commissario Casabona riesce a risolvere l'intricato mistero.

Attorno all'omicidio si concatenano storie ben più grosse che affondano le radici nella Resistenza del '45 e nel periodo degli ultimi efferati omicidi da parte dei Tedeschi in ritirata.

Ad esso si legano l'omertà della magistratura ma ancor più dell'alta politica svelando un famoso armadio dell'archivio segreto.

La bella trama e l'intreccio di personaggi apparentemente anonimi e distanti ti conquistano così da spingerti fino in fondo e restare stupito del finale a sorpresa sia sul giallo in questione, sia sulle vicende familiari del Commissario.

Non conoscendo l'autore, sono rimasta piacevolmente attratta dal suo modo di scrivere e dalla discorsività tutta italiana. Infatti anche la scelta dei personaggi, la vicenda e i luoghi richiamano molto il nostro stile di vita e la quotidianità in cui vivono gli uomini della polizia che in altri  romanzi vengono tratteggiati come supereroi o uomini fuori dal comune.

Un libro che consiglio vivamente per le vostre letture intriganti.
altre info potete trovarle su Giunti Narrativa
e per conoscere Antonio Fusco

domenica 14 giugno 2015

Mi ricordo di Paola Capriolo ed.Giunti




Il romanzo, edito dalla Giunti, si snoda attraverso il racconto di due donne, Adela e Sonja, in forma epistolare il primo, in forma autobiografica il secondo a capitoli alterni. Non è chiaro subito il nesso tra le protagoniste poiché rimandano a periodi diversi attraverso i loro ricordi affastellati. Ci si trova di fronte ad una matassa aggrovigliata che aspetta di essere dipanata seguendo un filo-guida rappresentato da una casa dalle pareti azzurre con un bovindo su un giardino al di là del quale scorre un fiume che, da protagonista, con il suo perenne scroscio, accompagna la vita sia di Adela che di Sonja.

Nella casa vive un anziano signore che ha bisogno di una badante che lo accudisca ed e´ Sonja a presentarsi per questo lavoro con l´obiettivo di occupare quella casa per cominciare a riavvolgere il gomitolo della propria vita attraverso ricordi ancora confusi.

Adela, invece, è una diciottenne romantica, dall´animo delicato, amante della buona letteratura e della poesia, che in un pomeriggio d´autunno assiste alla declamazione dei versi di colui che erge a Sommo Poeta, su cui riverserà un amore totalizzante. Inizia così a inviargli lettere di ammirazione, di vera e propria adorazione, pur consapevole che il suo sarà un amore unilaterale perché il poeta non le serberà altro che congiuntivi, “il più sfuggente e circospetto dei modi”. L´epistolario, dapprima reale poi virtuale, quando il poeta smetterà di rispondere alle supplichevoli missive, costituisce la forma lieve e aerea scelta dall´autrice, per raccontare la vita di una famiglia ebrea dapprima molto rispettata, poi via via sempre più emarginata negli anni dell´avvento del Nazismo, dalle iniziali restrizioni ai soprusi, alle torture inflitte dagli stessi concittadini di quella città di provincia. Tutto questo non scalfisce la fiducia di Adela nel futuro, consapevole che “la bellezza salverà il mondo”, come Dostoevskij fa asserire al principe Myskin. Purtroppo la bellezza non riuscirà a salvare neppure l´anima di Adela che attraverserà tutte le fasi dell´olocausto dalla perdita dei genitori all´internamento in un campo, compreso il silenzio del suo Poeta che si limiterà ad inviarle in via anonima la sua ultima raccolta di poesie, con una piccola crocetta sull´indice, in corrispondenza di una poesia a lei dedicata.
Sonja, intanto, va esplorando la casa ove è ospite ma in cui è vissuta con i suoi genitori, una madre bellissima con una repulsione per il contatto fisico, che trascorre ore in uno studiolo, ed un padre medico che dalla felicità dei primi anni scivola nella solitudine, trovando conforto nell´alcol. Entrambi l´hanno lasciata sola molto presto, costringendola ad abbandonare la casa azzurra per un orfanotrofio.
Ora vi è tornata per far compagnia ad un vecchio i cui ricordi si confondono con i suoi in un passato che per entrambi è stato fonte di dolore.
E´ comunque necessario ripercorrere per intero il cammino a ritroso dei ricordi anche se questo comporta dolore e sconcerto. Il gomitolo disfatto potrà essere riavvolto grazie al carteggio che Sonja rinverrà  in uno scrittoio finito in soffitta. E´ l´ epistolario tra sua madre Adela ed il suo poeta non più  famoso, in cui la poverina narra le umiliazioni subite nella “casa rossa della gioia” del campo di concentramento da cui è venuta via con il corpo intatto ma l´anima lacerata. Se il largo bracciale d´argento ha nascosto agli occhi del mondo il suo passato, nè un marito adorante nè una bimba amata potranno rimarginare le ferite impresse dalle umiliazioni, dal disgusto per essere diventata merce di piacere effimero per principi in divisa grigio acciaio. Avviarsi verso il nulla, quelle docce che le erano state risparmiate, sarà l´unico modo per trovare pace.
Alle due protagoniste si affianca la figura di Kurt, che Adela chiama “il dottorino” tra il canzonatorio e il denigratorio, ma che l´ha amata, sfidando ogni convenzione razziale, incapace però di competere con il poeta.

Un libro sorprendente, con un tema non nuovo eppure coinvolgente, originale per impostazione, lieve come un battito d´ali, con un linguaggio forbito ma leggero. Stupisce l´assenza di riferimenti geografici precisi, solo un fiume accompagna la vita delle due donne con il suo scroscio, la sua mutezza nel corso delle stagioni, la sua capacità di accogliere e purificare ciò che un regime ottuso ha profanato e che se non la bellezza almeno la purezza dell´anima ha conservato.
Annalisa
Per acquistare il libro  su  IBS

martedì 9 giugno 2015

Sindrome da cuore in sospeso di Alessia Gazzola


Una piacevolissima lettura si è rivelato questo romanzo di Alessia Gazzola, edito da Longanesi Pur attratta dagli ultimi titoli dell'autrice non avevo avuto ancora la possibilità di leggere niente di suo.


Il romanzo ci presenta Alice Allevi studentessa di medicina un po' in crisi nello studio che si imbatte in un omicidio nel suo paese. A Sacrofano viene uccisa la badante russa di sua nonna. La notte dell'omicidio giunge il medico legale, Claudio Conforti, che strega Alice col suo charme tanto da farle chiedere l'internato di Medicina proprio nella sua scuola di Specializzazione. Naturalmente le informazioni che lei riesce a carpire dall'Istituto di Medicina Legale, unite ai pettegolezzi che si scatenano in città condiscono la vita di Alice e di sua nonna oltre ogni aspettativa.
Alice è una vera imbranta, timida e insicura che ad ogni incontro con Conforti ne combina una, però al tempo stesso è davvero amorevole con i suoi familiari, ha un sincero affetto per sua nonna e anche una bella intesa.
Le due donne riescono tra un thè e l'altro con le comari a conoscere i segreti che attanagliavano Tamara, la badante che seppur 35enne aveva alle spalle una vita di sacrifici fisici e morali.
Il romanzo riesce seppur nelle pieghe di un racconto sempre leggero e scorrevole a toccare la miseria morale in cui queste donne vivono, le minacce a cui sono sottoposte, i volti e i corpi segnati dall'omertà.
Questo romanzo breve segue i più ben noti "L'allieva" e "Un segreto non è per sempre". Probabilmente, visto che qui Alice Allevi è ancora una studentessa, la saga doveva nascere con questo capitolo. In "Sindrome da cuore in sospeso" ci sono tutti i personaggi che poi prenderanno ruoli più dominanti nei romanzi successivi.

L'ambientazione del paesello, i legami familiari, le amicizie universitarie e la nuova compagna di casa rendono leggero questo romanzo tinto un po' di giallo quanto serve ad alimentare la curiosità.
Lo posso consigliare a chi ha desiderio di svagarsi e sorridere durante la lettura, ai giovani adolescenti che vogliano anche incuriosirsi all'ambiente universitario in cui non è tutt'oro quello che luccica!

Per acquistare il libro: Sindrome da cuore in sospeso
Altre info su Alessia Gazzola

domenica 24 maggio 2015

Verrà il vento e ti parlerà di me, recensione al romanzo di Francesca Barra, ed.Garzanti


Un successo annunciato si è rivelato il romanzo di Francesca Barra Verrà il vento e ti parlerà di me. Una poesia sul Sud Italia e sui profondi legami familiari.
 

Ambientato in Basilicata, il romanzo dal titolo splendido e dalla copertina accattivante, racconta di tre generazioni di una famiglia radicata nel territorio, nelle tradizioni, nelle storie, nella terra e soprattutto nella sua cucina.
Una storia principalmente femminile in cui il legame nonna-madre-figlia catalizza il lettore.
"...mi resi conto che la mia famiglia ,da generazioni, sebbene fosse stata composta da uomini straordinari, si era retta sul principio di matrilinearità. Era circondata ma non riempita dagli uomini. Sono state le donne l'essenza, le bretelle che hanno sorretto i destini e da cui dipendeva la direzione delle  generazioni che si sono succedute".

E così Caterina, la piccola nipote, apprende da nonna Teresa la sua origine, i suoi legami con Matera e i Sassi, il senso profondo della famiglia e dei valori  consolidati.
"...le decisioni dei maschi della mia famiglia hanno segnato la loro vita, con il lavoro, la politica, la scuola. Ma la determinazione, l'amore e la costanza con cui nonna si è presa cura dei propri uomini sono la storia della mia vita."
Mai nonna Teresa ha fatto paternali a Caterina ma con la quotidianità delle frequentazioni, attraverso semplici e piccole esperienze, attraverso gli aneddoti, i proverbi, gli esempi, le passeggiate per i campi che da casa sua portano all'immenso mare azzurro di Policoro, e soprattutto con la cucina, Teresa è riuscita a far passare i valori veri in cui credere e su cui basare le proprie  scelte future.

Un libro bellissimo, ad ogni rigo in cui mi sono ritrovata spesso; in esso ho ritrovato il legame fortissimo che noi del sud abbiamo con la famiglia, in esso ho  rivissuto la solidissima intesa che mia madre sta creando con mia figlia.
Nonna Teresa decide un bel giorno di dettare a sua nipote Caterina le ricette più buone e ricche della sua cucina, così lei potrà avere quel quaderno come ricordo perenne. Non è importante segnare gli ingredienti, quanto vederle preparare, essere vicine, aiutarsi e cogliere il momento di intimità per raccontarsi.

Tornare alla terra, ai buoni cibi, alle lente preparazioni (dalla conserva di pomodoro ai lunghi pranzi delle feste) è l'espediente di Nonna Teresa per essere vicina a Caterina perché loro hanno un legame speciale fatto di intese, di sguardi, di ammiccamenti ma anche e soprattutto di quel profumo di buono e naturale delle origini.
"Caterina mi somigliava perché sognava come sognavo io. A volte mi sentivo in colpa per l'amore smisurato che provavo per lei ... ma non potevo fingere che il nostro rapporto fosse simile a quello che avevo con tutti gli altri... Caterina era la mia unica amica... Da giovane ci si sente eterni ma arriva il momento in cui...istintivamente si guarda con avidità la persona alla quale appartieni. Scegli chi sarà il tuo prolungamento, chi ti continuerà a mantenere vivo.  E io scelsi lei..."

Anche io donna del Sud, di una Puglia molto vicina alla Basilicata, ho potuto riconoscere i profumi di buona cucina (bellissimo il capitolo dedicato alla Frittata!! Uno dei miei piatti preferiti), di genuinità non solo di cibo ma anche di sentimenti. Perché la nostra sincerità ci porta ad essere diretti, vicini, davvero disponibili per i nostri familiari, davvero uniti nella vita e non nelle occasioni sporadiche.
E così in Verrà il vento e ti parlerà di me, la genuinità delle ricette si fonde con la sincerità dei legami, degli amori, della famiglia. Valori e tradizioni secolari, come i grandi pranzi delle feste, il numero di portate obbligatorio, i piatti tipici, i discorsi atavici, le intromissioni di tutti su qualsiasi argomento, sono vissuti da Caterina prima con sopportazione e senso di oppressione, poi come unica verità d'amore.
E' un percorso completo che lei compie, un voler fuggire per poi tornare con più saggezza e consapevolezza.

Caterina parte per Roma per frequentare l'università. Vuole conoscere il mondo, altre vite, altri stili che vadano oltre Policoro.
"Sapevo che il mondo non era tutto confinato a Policoro, nella mia terra, fra le cose a me note e fra quelle più rassicuranti, ma non ero certa che tutto il resto fosse adatto a me e che adeguarmi mi avrebbe resa migliore".

Roma le permette di conoscere altri stili di vita, abitudini, altri ragazzi decisamente più moderni ed emancipati. Lei che arriva dal profondo Sud, che chiama i genitori quando parte e appena arriva fa uno squillo, lei che passa le ore a raccontare al telefono alla nonna tutta la giornata dei dettagli, si innamora di Pietro, un ragazzo che si interessa di politica, di attualità e che la convince ad andare a sciare con lui. (dal mare alla neve mai vista!!!). Ma al di là del primo momento di trasgressione a Caterina manca tutto, anche in montagna tenta di rifugiarsi in ciò che sa fare meglio: cucinare per rassicurarsi, pur essendo criticata dai suoi amici così trendy e moderni.

"Avevo scelto Roma per mettermi in gioco, per conoscere e scoprirmi attraverso lo sguardo di estranei. Ma quello che avevo visto, attraverso il loro giudizio costante non mi rappresentava. Non volevo trascorrere tutta la vita sentendomi fuori posto o scoprendo di non essere all'altezza di ritmi frenetici, dell'inquietudine che risiedeva in tanti di loro..."
E così nonna Teresa decide, con la sua morte, di far rientrare Caterina a Policoro, di coinvolgerla nel lutto in cui versa la famiglia, di farle riconoscere che "la mia famiglia dispensa pace. Tutti meriterebbero una famiglia come la mia. Una casa che durante le feste si trasforma in un enorme pacco dono".
Il ritorno a casa le permetterà di analizzare se stessa, i suoi desideri, il senso profondo del significato della parola amore perché nonna Teresa sa che "la lontananza ti mostra le cose migliori di come le ricordavi.  Anche le tradizioni".

C'è molto da vivere in Verrà il vento e ti parlerà di me e Francesca Barra è stata abilissima nel narrare, descrivere e far gustare sia con le ricette dettagliate della Basilicata che con le ricette ancestrali dell'amore e della felicità le vite intrecciate di Caterina e Teresa.
"...la vita di coppia è come un'officina, dove si aggiustano, si lucidano, si costruiscono e si cambiano i pezzi, ma dove non si compra nulla di nuovo. Ecco cos'è un matrimonio. Cambi i pezzi per aggiustare ciò che hai".
Una lettura da non perdere e gustare rigo per rigo!

Il libro su Garzanti Libri
Il video al libro
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@azandriani

venerdì 1 maggio 2015

La forza dei fragili



Non mi è capitato fino ad ora di recensire un libro di un amico e sono felice che la prima volta tocchi a La forza dei fragili di Corrado de Bari. Pubblicato per la IntermediaEdizioni, il libro  è un meraviglioso diario nel quale Corrado trasferisce la sua storia di vita ma in particolare come la vita è cambiata da quando è nato Emanuele.
 

Bambino sanissimo, gioioso e felice, sorriso disarmante  e esperienze comuni a tutti i figli, improvvisamente Emanuele (che aveva fatto patire un po' di angosce durante la gravidanza e a cui è stato dato proprio un nome significativo: Dio è con noi) al primo anno di vita viene sottoposto alla vaccinazione esavalente. Dopo qualche ora il bambino ha cominciato a dare segni di assenza, "non mi stringeva più la mano, il suo sguardo era fisso nel vuoto, la bocca presentava la sporgenza dei denti superiori e febbre."  Dopo giorni la situazione era soltanto peggiorata, esami su esami non facevano che confermare che il bambino, pur ascoltando benissimo non partecipava mentalmente agli stimoli. "si prova una disperazione immensa, fa male all'anima, un vuoto, un abisso che non si riesce a colmare" racconta Corrado "Ti senti impotente, ti chiedi il perché, ti fai mille domande che non avranno mai risposte esaustive".
Le prime diagnosi hanno confermato che l'Autismo che ha colpito Emanuele da quel momento è stato causato da una reazione avversa al vaccino Morupar contenente mercurio che avvelena il corpo e impiega anni per essere smaltito, pur lasciando per sempre i segni di danneggiamento alle cellule nervose. Nonostante  la causa in corso con il Ministero della Salute, nulla riporterà Emanuele  e la sua famiglia alla vita semplice, serena e spensierata che hanno sperato di avere.
Il libro-diario di Corrado de Bari, ma anche di Elisabetta, sua moglie e di Noemi, la secondogenita, si snoda attraverso le difficoltà e le decisioni prese e che continuano a prendere per offrire a Emanuele tutto ciò che è possibile.
E' stato meraviglioso leggere della dedizione totale che la famiglia intera continua a riversare sul ragazzo ormai undicenne.
Corrado ed Elisabetta hanno accettato una sfida: è vero che il destino ha segnato la loro vita ma è altrettanto vero che puoi essere fortunato a vivere in una famiglia che non ha lasciato nulla di intentato e anzi ha promosso e sollecitato nuove e aggiornate terapie. Emanuele, a cui poi nello specifico è stata riconosciuta la Sindrome di Asperger, è stato sottoposto ad un percorso di terapie multidisciplinari tra cui idroterapia, musicoterapia, logopedia, ippoterapia, psicomotricità, tutte coadiuvate da supporto psicologico al bambino e alla famiglia che ha dovuto superare momenti di profondo sconforto e incoraggiamento reciproco.
La storia di Emanuele è per fortuna sempre in divenire, per lui ogni novità lo porta nel panico e va introdotta con coscienza pur riconoscendosi potenzialità altissime e conquiste enormi.
Mi sono commossa a leggere queste pagine, scritte con semplicità, amore e dedizione totale. Pagine che rispecchiano animi sensibili, pagine davvero sincere, scritte a cuore aperto che non hanno celato i momenti tragici di sconforto, di disperazione, di pianto  ma anche di forza, costanza e unione  familiare. Corrado ed Elisabetta sono una coppia veramente speciale, assieme alla piccola donnina che è Noemi,  perchè hanno voluto sempre far sentire "normale" Emanuele, dall'affrontare i semplici compiti quotidiani come vestirsi e lavarsi da solo, a inserirlo in situazioni esterne non precludendo amicizie e frequentazioni scolastiche. Solo l'amore vero e incondizionato fa compiere questi atti di unici e speciali.
"A volte mi chiedo cosa ne sarà di lui quando noi non ci saremo più. Se sarà in grado di badare a se stesso oppure se riuscirà a incontrare una persona che lo ami come lo amiamo noi e ne avrà cura...io ho cercato di essere un buon padre per lui, ho cercato di fare del mio meglio.....Non desidero essere il suo punto di arrivo, ma quello di partenza, perché questa mia anima pura possa spiccare il volo verso nuovi  lidi, verso avventure e esperienze..."
Perseveranza e amore, costanza e impegno, dolcezza e determinazione sono elementi fondamentali per un ragazzo "fragile" ma dalla forza incredibile che lotta ogni giorno per stare alla pari e farsi accettare aspettando pazientemente che ci si accorga di lui.
In bocca al lupo cari amici.

Annalisa Andriani

sabato 18 aprile 2015

Intervista a Lorenzo Marone


Diventato celebre in brevissimo tempo grazie alla pubblicazione di La tentazione di essere felici, edito da Longanesi, Lorenzo Marone è sempre stato uno scrittore in animo e in hobby. Infatti  ha esercitato la professione di avvocato per dieci anni pur sentendo che non era quella sua strada. Continuando a scrivere racconti e tenendoli nel cassetto, un bel giorno ha trovato il coraggio di accettare una lavoro che gli permettesse di dedicarsi alla scrittura e lanciarsi a capofitto. Ha così inviato i suoi racconti e romanzi in giro per premi ed editori finché il successo è arrivato nel 2015 con la pubblicazione di La tentazione di essere felici e con una grande casa editrice come Longanesi.

Dopo aver letto e recensito il romanzo, Lorenzo Marone ha accolto con estrema disponibilità la mia richiesta ad intervistarlo ed eccovi come è andata.
Cesare Annunziata si definisce sin dalla copertina "Un vecchio egoista. Degli altri me ne frego". Secondo me la sua burberità è una maschera per non relazionarsi con gli altri e non svelarsi a suoi figli. Ritiene che un meccanismo di difesa simile sia adottata da molte persone per nascondere la propria vera natura e attraversare la vita senza scossoni? Quanto può giovare il nascondere se stessi agli altri?
Cesare si serve del suo cinismo e del carattere burbero come scudo per proteggersi dal dolore derivante dalla consapevolezza di aver gettato al vento gran parte della vita. Si tratta di un trucco usato da molti; siamo in tanti a sbagliare scelte, a rammaricarci degli anni sprecati, pochi di noi, però, hanno il coraggio di guardarsi indietro e ammettere di aver sbagliato, ancora meno sono quelli che trovano la forza di cambiare qualcosa della propria vita. Per cambiare occorre una bella dose di audacia
Prima di scegliere la via della scrittura lei ha svolto la professione di avvocato per ben 10 anni. Ha voluto cambiare rotta per cedere alla tentazione di essere felice e lasciare un lavoro che non sentiva  suo?
Ho impiegato dieci anni per prendere la decisione di abbandonare una strada che non sentivo mia. L'avrei potuto fare prima, ma non è semplice uscire dalla propria "zona di sicurezza", nella quale ci sentiamo protetti. In realtà si tratta di un'illusione che, però, ci porta a perdere molte occasioni che la vita offre. Se non avessi fatto quella scelta, forse oggi non sarei qui, a parlare del mio libro. 
Nel libro è narrata la storia di Emma molto toccante e con abilità di scrittura. Come mai ha voluto inserire il tema della violenza sulle donne?
Non volevo scrivere un romanzo sulla violenza sulle donne e, di fatto, questo non lo è. Mi serviva un evento drammatico, potente, che potesse svegliare il nostro Cesare, che lo costringesse a intervenire e a donarsi nuovamente agli altri e alla vita. 
Il suo modo di presentare la vicenda, l'immedesimarsi nei pensieri, negli atteggiamenti fisici ed emotivi di Emma fanno pensare che lei sia molto sensibile e documentato sul problema. Come ha fatto a pensare così al femminile?
Per parlare della violenza domestica mi sono, ovviamente, dovuto documentare. Ho letto molte testimonianze di donne maltrattate. Non ho trovato grandi difficoltà a immedesimarmi in Emma; credo di essere una persona sensibile, e la sensibilità ti permette di entrare più facilmente nelle vite e nelle emozioni altrui. 
Cosa spinge, secondo lei, un marito a tanta violenza verso la persona a cui dovrebbe volere più bene al mondo? Perché le donne sono oggetto di sfogo delle frustrazioni personali?
E' un discorso complesso e non ho la presunzione di spiegare dinamiche così profonde. Credo, in ogni caso, che questi uomini sappiano scegliere bene le loro vittime, donne alle quali non è mai stato insegnato ad amarsi, donne che hanno un trascorso di violenza, che non si stimano e quasi ritengono normale essere maltrattate.
Molto veritiero è il comportamento di Emma. La dicotomia tra il desiderio di essere salvata e il timore di denunciare il marito per paura di un esasperazione della violenza e mancata protezione è il leitmotiv della maggior parte di queste storie ormai quotidiane. Ritiene che ci sia ancora una lunga strada da percorrere per tutelare le vittime dei soprusi?
Credo che dovremmo e potremmo tutti quanti fare qualcosa in più, intervenire, "impicciarsi", come fa Cesare. Invece ancora tendiamo a credere che si tratti di questioni private da risolvere in famiglia. Pensiamo che sia scorretto intrufolarsi nelle vite altrui. E, invece, potremmo, forse, salvare qualche vita. 
La vicenda di Emma è l'unico motivo che spinge Cesare a impegnarsi per qualcuno attivamente e scuoterlo dal suo menefreghismo. In fondo anche lui ha un cuore buono?
Cesare Annunziata è un finto cinico, apparentemente egoista, ma, in realtà, è una persona profonda e sensibile, che si serve del suo cinismo e del carattere burbero come scudo per proteggersi dal dolore e dalla "fatica" del vivere. 
Ora le pongo la domanda d'obbligo finale. Esordire con una grande casa editrice come la Longanesi è un bell'impegno per il futuro perché la obbligherà a tenere alto il livello della sua produzione. Ha già pronto un nuovo romanzo? Dei rumors parlano di un sequel a La tentazione di essere felici. Corrisponde al vero?
Ho scritto un nuovo romanzo che parlerà di famiglia e non avrà un protagonista "vecchietto". Per quel che riguarda un sequel de La tentazione di essere felici, al momento non esiste, però non si sa mai, può darsi che in futuro il nostro vecchiaccio tornerà a far parlare di sé. 

Nel ringraziare l'autore Lorenzo Marone, ricordo che il romanzo è disponibile in tutte le librerie e in ebook su http://www.ibs.it/code/9788830440180/marone-lorenzo/tentazione-di-essere-felici.html

Potete continuare a seguire Lorenzo Marone nel suo tour di presentazione del libro e sul suo sito http://www.lorenzomarone.net/