lunedì 22 febbraio 2016

La vita segreta e la strana morte della signorina Milne


Di Andrew Nicoll

Edizioni Sonzogno

 In uscita il prossimo 25 febbraio, il romanzo è un bel giallo classico della più tradizionale scrittura inglese.

Sin dalle prime pagine ci si ritrova nella Scozia dei primi del '900,in un paesino costiero Broughty Ferry, nei pressi di Dundee. Un paesino che si anima principalmente d'estate in cui tutti si conoscono e la vita scorre tra tazze di thè e semplici conversazioni.
Un giorno Jean Milne, una matura zitella che vive sola in una villa lussuosa viene ritrovata morta e assassinata brutalmente in casa sua. Pur considerata un po' eccentrica ma sempre rispettabile, nessuno osa immaginare le motivazioni di un tale gesto.
La polizia del posto comincia le sue indagini, semplicistiche ma puntuali. Vengono interrogati i vicini, tutti signori di buon livello sociale che in realtà non stanno nella pelle per un evento simile.
Certo la signora "spiccava un po'. Si agghindava sempre con degli indumenti troppo giovanili. E per nulla adeguati alla stagione. Colori troppo chiari. Un po' puerili quasi fosse una ragazzina."
Le indagini finiscono subito in un cul de sac, poichè nessuno riesce a dare informazioni dettagliate e viene inviato da Glasgow un ispettore noto per aver risolto altri casi di omicidio.
L'ispettore Trench viene affiancato dal sergente Fraser della polizia locale. Insieme cominciano le indagini cercando nelle pieghe della società, interrogando non chi guarda da dietro tendine ricamate in pizzo, ma chi si sveglia all'alba, chi attraversa il paese di notte, chi lavora per le strade o usa i mezzi pubblici.
E' la gente umile quella che ha più occhi e che vive davvero la città. I signori e le signore importanti si alzano quando il sole è già alto e non si chiedono quando i camini sono stati accesi, o chi ha provveduto a portare il pane fresco in tavola per la colazione, o chi ha lucidato le loro scarpe già di buon mattino.  "Loro a noi non ci vedono mai, ma noi vediamo loro".

E così l'indagine prende corpo.
La storia è raccontata in prima persona dal sergente e ci immerge totalmente in quest'epoca georgiana, in cui si mantengono ancora le tradizioni inglesi ma con nuove  modernità che iniziano ad affacciarsi. E' bello leggere del primo uso del telefono, della sua poca diffusione, (alla stazione di polizia e in qualche rara abitazione), la necessità di telegrafare, l'accensione dei lumi a gas in città e in casa, il tranvai come mezzo di trasporto e altre piccole cose a noi ormai lontane.
La coscienza cittadina collettiva porta a dedurre che l'autore dell'efferato omicidio è un "forestiero" perché "mai nessun britannico sano di mente può aver fatto questo. Un assassinio di questa crudeltà può essere stato commesso soltanto da un maniaco o un forestiero".

L'indagine quindi si complica, portando il commissario capo Sempill, l'ispettore Trench e il sergente a scandagliare la vita di questa signorina un po' avanti negli anni, dall'aria rispettabilissima, che però non aveva domestici e la cui casa cadeva in declino e rovina sempre di più e soprattutto tanto amante dei viaggi. Perchè la cara signorina Milne si dirigeva spesso a Londra? Perchè mancava da casa così tanto a lungo? Chi amava incontrare e perchè una donna di tanto livello sociale non aveva un uomo accanto a se'? Qual era la sua vera vita segreta?
Le indagini portano la polizia a recarsi a Londra, ma anche  ad Anversa, Liverpool per inseguire un sospettato e verificare i suoi alibi. Situazioni complicate e travagliate visto che affrontare tali viaggi all'epoca era lungo e disagevole.
Il caso della signorina Milne sarà risolto? Questo forestiero è il vero responsabile? O un altro uomo con il quale è stata vista in giro la donna?

 Ho trovato molto piacevole la lettura di questo romanzo, dalla scrittura semplice e lineare in pieno stile inglese di Agatha Christie memoria. Arrivare in fondo alle pagine e scoprire poi il colpo di scena ad effetto è un merito in più che va al romanzo.
Inoltre, nelle note finali dell'autore si scopre che la storia è davvero accaduta,"tutti coloro che sono nominati in questa storia sono esistiti, e quasi tutti i luoghi menzionati  esistono ancora oggi. Tutte le prove, le circostanze, le deposizioni dei testimoni  sono negli schedari della polizia...".
Questo appunto dell'autore ha avvolto ancor più la storia nel mistero confermando però l'attendibilità realista che si avverte durante la lettura.
E' un romanzo che consiglio agli amanti del giallo puro e del mistery inglese, a chi appassionato dei romanzi di Agatha Christie come me, voglia ritrovare quelle atmosfere di ingenuità e semplicità della brughiera.

Ringrazio la casa editrice Sonzogno  per la lettura in anteprima del romanzo e annotatevi bene il titolo!


lunedì 15 febbraio 2016

La notte che ho dipinto il cielo


di Estelle Laure

"Non ho mai pensato che le cose potessero cambiare. Non sapevo ancora che tutto cambia, sempre. E' una legge dell'universo. Vorrei che qualcuno me l'avesse detto".



Lucille ha quasi 18 anni e la sua vita cambia di punto in bianco in un giorno di ottobre quando sua madre decide di andare via per un po' "con una sola valigia  e una borsa per il computer per raccogliere le idee e che sarebbe tornata presto".
Può una ragazza già abbandonata dal padre provvedere a se' a a sua sorella di dieci anni? Quanto viene sconvolta la vita di Lucille e Wren? Come si può essere  catapultati in una vita da adulti così all'improvviso? Lucille, che dovrebbe solo pensare a studiare, a frequentare le amiche, gli amori e la passione per la pittura, si ritrova a centellinare i pochi dollari lasciati dalla madre per pagare bollette, fare la spesa, cucinare, comprare abiti nuovi per Wrenny e fare i salti mortali anche per studiare e nascondere agli insegnanti la sua situazione. Lucille infatti teme di essere scoperta dai servizi sociali e che separino lei da Wrenny che già sta soffrendo tanto dopo che il padre è andato via. "Sembra una vita fa, quando avevo ancora i miei genitori e non sapevo come tutto può finire in un attimo. Credevo ancora che bastasse una famiglia, qualche vestito, un'amica del cuore e una sorella a volte rompiscatole per vivere giorno dopo giorno fino a diventare grandi, e allora capire il mondo".
E' una situazione temporanea ma che si trascina per mesi. Ciò che fa soffrire le due ragazze è il silenzio totale della madre. Nessuna telefonata, nessun messaggio. Ogni giorno la loro speranza viene annientata dal silenzio. Come si può abbandonare due bambine così all'improvviso? Con che cuore una madre, seppur sconvolta dalla fine del matrimonio, lascia due ragazzine in balia di loro stesse? Cosa la porta a pensare che sia una scelta logica e che loro riescano a farcela?
La storia è intrisa di amore. L'abbandono fa scaturire in Lucille una forte responsabilità nei confronti di Wren. Non solo cerca di assolvere a tutto il necessario ma si prodiga nel non farle pesare l'assenza, caricandosi un peso enorme. La piccola poi, pur soffrendo e intuendo quanto accaduto, continua a sperare nel ritorno della madre e con la sincerità che è tipica dei bambini affronta il problema con l'insegnante e la psicologa della scuola.
L'amore tra le due sorelle, che dormiranno insieme nel  letto matrimoniale per sopravvivere alla tristezza, è circondato anche dalla forte amicizia tra Lucille e Eden, sua più grande amica sin dall'infanzia. L'unione delle due ragazze dà supporto a questa triste vicenda, rincuora, sostiene Lucille aiutandola anche nelle serate in cui lei è costretta a trovarsi un lavoro pur di sopravvivere.
Ma nel momento più pesante, più angoscioso della storia, Lucille conosce il suo primo e grande amore. E' lì accanto a lei da sempre, ad un soffio, presente dall'inizio con un fare silenzioso e gentile. Digby il fratello gemello di  Eden, già fidanzato con Elaine ma che teneramente si avvicina a Lucille.
"Una giornata perfetta è proprio quello che mi ci voleva e tu me l'hai regalata. Mi hai detto che ho delle orecchie pericolose. Mi hai comprato un panino. Mi hai chiesto come stavo. Mi hai sfiorato di nuovo il braccio, e per tre minuti ho pensato che fossi innamorato di me".
Dolcemente la storia prende corpo e vita in un momento del  romanzo di cui non vi svelo nulla perché lì davvero vi commuoverete. Tanto amore si respira in questo romanzo per Young Adult in cui senza derisione gli adolescenti sono protagonisti, con i loro affanni, le insicurezze ma la tenacia e la semplicità dell'età.
Non avevo mai letto di recente romanzi YA, (Young Adult)  restando indietro più che altro a quelli storici come Dickens fino a Salinger. Sono rimasta piacevolmente attratta da ogni pagina, entrando nella vita delle due ragazze, sperando fino all'ultima pagina del ritorno della madre, soffrendo con loro per le delusioni ma anche gioendo delle sorprese che i vicini riescono a fare. Lucille cresce rapidamente in questi mesi, la sua maturità è accresciuta dalla responsabilità di gestire la casa e sua sorella e lei ne è consapevole indossando gli abiti della mamma ma quando diventa consapevole della sua autonomia e sicurezza, Lucille ritorna ad indossare le sue tute che non serviranno più a nascondersi ma a darle sicurezza.
In uscita il 16 febbraio per la De Agostini, il romanzo si preannuncia di successo e mi sento di consigliarne la lettura ad adolescenti e genitori curiosi. Ringrazio la casa editrice per avermi dato la possibilità di leggere in anteprima questo piacevole romanzo.
L'autrice è stata davvero geniale ad entrare nella mente e soprattutto nel linguaggio degli adolescenti. Il romanzo è davvero ben scritto, con dialoghi veritieri corrispondenti al linguaggio dei ragazzi, descrizioni precise, emozioni turbinanti che escono dalla pagina e ti tengono legata fino all'ultima riga. Con uno stile semplice ed immediato Estelle Laure arriverà di sicuro al cuore di tanti lettori offrendo spunti di riflessione sui sentimenti forti e sull'importanza di custodire e apprezzare a lungo ciò che si ha perché l'innocenza può passare molto in fretta ma ascoltare il proprio cuore è la vera forza.
"Non andartene docile in quella notte buona. Infuriati, infuriati contro il morire della luce".

venerdì 29 gennaio 2016

Il mare nasconde le stelle

di Francesca Barra, ed.Garzanti

Dopo Verrà il vento e ti parlerà di me, Francesca Barra ci porta dentro un'altra storia di "migrazione". Se nel primo romanzo il trasferimento era dal Sud alla grande città, con le scelte conseguenti, gli adattamenti  e i rimpianti, qui ne Il mare nasconde le stelle la storia è ben più tragica.
Remon ha solo 14 anni quando, in totale autonomia, decide di fuggire dal suo paese, l'Egitto. La sua famiglia è di religione cristiano copta e il Paese è invaso dai Fratelli Musulmani che ne stanno stravolgendo le leggi, le tradizioni, i costumi, la scuola e soprattutto la libertà di religione. Dopo un forte episodio di bullismo e violenza a scuola, Remon comprende che per lui non c'è più posto, la sua vita è finita, l'intolleranza è la vera regola e lui non godrà più della sua libertà, non solo di giocare, andare per strada e in chiesa ma e soprattutto di studiare. Il suo più grande desiderio è diventare ingegnere e per come si mettono le cose in Egitto, Remon è destinato solo alla morte.
"Restare avrebbe voluto dire vivere in un paese in guerra. Dove hai sempre la sensazione che la libertà sia altrove. E tu non la conoscerai mai. Avrebbe voluto dire pregare in silenzio, perché qualcuno può tentare di farti cambiare la fede. Ma io ho il diritto di desiderare di essere un uomo libero".
In completa solitudine, di nascosto ai suoi genitori, Remon sparisce una notte per cominciare un viaggio disastroso e distruttivo verso l'agognata Italia.  La sofferenza, la disperazione e l'angoscia che spingono Remon ad affrontare un viaggio di tredici notti "sospeso fra la vita e il rischio di  morire" sono raccontate benissimo, tanto da farti essere lì sul barcone, nella stiva, nel mare e col sole a picco.
Libertà! Una sola parola che spinge un ragazzino solo e triste ad abbandonare il calore della famiglia a cui tiene tanto per la flebile speranza di una vita migliore.
"Ho alternative?  No."
Francesca Barra dà voce a Remon che in prima persona racconta ogni istante della sua traversata, dell'arrivo in Sicilia, che lui crede sia già Milano, dell'accoglienza, dei dormitori, dei vestiti usati troppo grandi, del cibo e dell'assenza di interesse e affetto. L'angoscia di aver causato dolore e sofferenza ai suoi genitori non lo abbandona mai. Egli sa che hanno dovuto anche indebitarsi per pagare il suo viaggio, per permettergli di avere un futuro e dargli la libertà anelata. Il suo unico modo di ringraziare la famiglia è quello di impegnarsi nello studio, di superare le difficoltà, di apprezzare ciò che la scuola ti offre e le opportunità che ne scaturiscono.
La storia di Remon è a lieto fine pur se carica di solitudine e tristezza, "i problemi non finiscono mai e non sai se puoi realizzare il tuo sogno facilmente. Anche se ti accolgono ti senti sempre straniero".
Siamo ogni giorno toccati da tante storie di migrazione, molte delle quali finiscono in tragedia e leggere del coraggio di questo ragazzino non fa che aprire il cuore. Porterei questo romanzo nelle classi perché Remon si è riuscito ad inserire in una scuola italiana grazie a persone sensibili e disponibili subendo parole taglienti dei coetanei, sguardi truci, isolamento e  rifiuto. La sua storia deve essere spunto ed esempio per riflessioni più ampie sul tema della tolleranza e dell'accoglienza di cui non ci si deve solo ricordare nelle occasioni ufficiali ma nella vita di ogni giorno.
Anche il mare più tempestoso, nero, freddo e pericoloso nasconde in cielo stelle meravigliose che ti possono accompagnare nel tuo viaggio di speranza.

Ringrazio Garzanti Libri per l'invio in anteprima del romanzo e consiglio a tutti di acquistarlo poiché disponibile in libreria dal 28 gennaio

domenica 6 dicembre 2015

La ragazza nella nebbia


di Donato Carrisi

Puntuale all'appuntamento annuale con Longanesi, Donato Carrisi ci aspetta in libreria con un nuovo thriller. La ragazza nella nebbia si discosta dai sequel a cui Carrisi ci aveva abituati, come Il suggeritore  e successivi o Il tribunale delle anime e conseguenti. In questo thriller incontriamo personaggi nuovi, dinamiche attuali e come sempre un po' di introspezione psicologica.


La trama
Nel piccolissimo paesino di montagna di Avechot sulle Alpi, l'agente speciale Vogel si ritrova a seguito di un incidente stradale con macchie di sangue non sue e momenti di amnesia. "Era la notte in cui tutto cambiò per sempre, ma in quel momento lui ancora non lo sapeva". Attraverso un interrogatorio condotto dal neuropsichiatra Flores, Vogel cerca di ricostruire la situazione e soprattutto di ricordare perché si ritrova li dopo qualche mese. Cosa lo riconduce a Avechot? Carrisi ci introduce così ad un caso di sparizione. Anna Lou Kastner è scomparsa  due giorni prima di Natale. Una ragazzina tranquilla che stava uscendo di casa per recarsi in chiesa, luogo dove non è mai arrivata. Le indagini vengono affidate all'agente speciale Vogel, volto molto noto al pubblico per casi di giustizia conclamati. E' proprio la notorietà l'elemento cardine di questa vicenda e del romanzo stesso. L'attenzione non è posta solo sulla situazione drammatica della sparizione, della famiglia disperata e della ricerca di un colpevole. Le indagini e i movimenti dell'agente sono calibrati in funzione dell'opinione pubblica, dell'attenzione dei media, della ricerca di un mostro da spiattellare in prima pagina. Non è indispensabile risolvere il caso procurando prove, recuperando il cadavere o cercando il movente dell'assassino “La giustizia non fa ascolti. La giustizia non interessa a nessuno.” Ciò  che interessa è scovare è il male. "E' il cattivo che fa la storia" insegna il professor Martini ai suoi ragazzi. Un protagonista banale della storia, anonimo, che presto passa ai clamori mediatici.
Perché il pubblico non cerca altro che un colpevole. "Alla domanda di un recente sondaggio su quale deve essere lo scopo di un'indagine di polizia, la maggioranza degli interpellati ha risposto 'la cattura del colpevole'. Solo una percentuale molto bassa ha affermato che lo scopo di un'indagine dovrebbe essere 'accertare la verità'. Perché la cattura ci fa illudere di essere al sicuro."
Così in un inverno gelido tra le Alpi, in un centro operativo  improvvisato nella palestra scolastica, nella bruma nebbiosa dei boschi, l'agente Vogel coadiuvato dal sottoposto  Borghi comincia a cercare a tutti i costi un colpevole. La sua notorietà sulla stampa lo porta ad attirare l'attenzione dei media. E inoltre, un fallimento in un caso erroneamente risolto, lo fa ambire a rincorrere quanto prima il successo.
Il peccato più sciocco del diavolo è la vanità".

La critica
 Ho letto questo Carrisi con la curiosità di sempre perché lo trovo un valido autore che sa ben calibrare le sapienti dosi della suspense. Ho apprezzato molto il cambiamento di tema e dei  personaggi perché per quanto alcune storie possano creare dipendenza e fidelizzazione, presentarsi con un nuovo argomento denota più coraggio. Interessante è l'analisi sociologica, seppur semplice, che fa Carrisi dei media e del loro sistema giornalistico. "I media stabiliscono i ruoli. Il mostro, la vittima. La seconda va salvaguardata da ogni possibile attacco o sospetto: deve essere 'pura'. Altrimenti  c' è il rischio di fornire un alibi morale a chi le ha fatto del male". Come sempre la storia viaggia su due piani temporali: l'agente Vogel sconvolto da un incidente 62 giorni dopo la scomparsa della ragazza e il periodo natalizio della sparizione.
Donato Carrisi è abile a suscitare la curiosità del lettore portandolo dentro la storia e conducendolo dove lui vuole arrivare. Sa giostrare con i tempi e con le informazioni come un abile sceneggiatore. Grande regista della storia, tesse bene la trama attorno ad un unico sospettato convincendo il  lettore e facendolo ricredere allo stesso tempo. Il dubbio è ciò che più serpeggia. Vittima della giustizia o carnefice?
Benché la storia sembri ispirata dai fatti di cronaca nera, alquanto verosimile e possibilista, la resa, durante il romanzo è intrigante. La ricerca del colpevole, l'accusa verso l'identificato fa credere alla soluzione più scontata. Ma i colpi di scena finali fanno ben valere la lettura del romanzo. Ancora una volta Donato Carrisi si rivela un abile scrittore. Il ritmo, dapprima lento e sereno nel racconto della storia, incalza con l'incedere delle pagine finali, tirando il lettore allo sprint finale e cogliendolo di sorpresa!

domenica 29 novembre 2015

La mia musica sei tu


di Alessandra Angelini

Di solito non sono affascinata dalle storie d'amore e preferisco altri generi, però La mia musica sei tu mi ha incuriosito soprattutto per il battage pubblicitario sui social network.
 

Il romanzo è scritto da una giovane esordiente, Alessandra Angelini, e tratta della storia d'amore tra Isabella e Denis, ragazzi provenienti da ceti, estrazioni sociali e familiari totalmente diverse.
Isabella è cresciuta a Roma, figlia di una personalità nota negli ambienti politici ed economici della capitale. La presenza dura e severa del padre è costante nella vita di Isabella e di tutta la famiglia. Il suo dominio è su tutti i membri, a partire dalla moglie, completamente soggiogata a lui, per finire sui figli. Isabella fugge a gambe levate da tutta questa tirannia, lascia il fidanzato, designato dal padre a diventarne marito, e cerca, con l'appoggio dello zio a Milano, di farsi una vita.
Va a studiare a Bologna e si crea nuove amicizie, non senza difficoltà. Un giorno, a Milano, si imbatte in un gruppo rock, e resta affascinata dal batterista, simpatia ricambiata ma lasciata cadere  nella serata. Pura combinazione degli eventi, Isabella non solo rincontra il batterista Denis, ma inizia vivere una storia d'amore meravigliosa con il ragazzo che in lei trova una splendida compagna e complice.

"Sei un sogno, non voglio svegliarmi. Fammi assaporare la felicità di un mondo dove esisti, dove possiamo stare insieme, dove le bugie non sono che parole lontane che non ci toccano, se non con la ragazza di una piuma. Svegliami e raccontami che questo è un incubo, oppure uccidimi, segna il punto con un'ultima parola e porta questo cuore con te, nel tuo mondo. Perché non esisto più".
 

Naturalmente la famiglia di Isabella non accetterà mai questa relazione e il padre assolda persino un investigatore per conoscere ogni dettaglio di Denis e svelarlo alla ragazza. Questa presenza arcigna è così deleteria che la ragazza non riesce a mai a lasciarsi andare completamente alla felicità, non è mai libera dei suoi sentimenti e dei suoi slanci. Non voglio svelare altri dettagli della storia per lasciare a voi lettori la curiosità di cominciare questo romanzo che ho trovato piacevole e scorrevole. Parti della storia mi sono sembrate un po' forzate e artate, ma in fondo ho apprezzato molto l'incentrare molto sul profondo tema dell'amicizia sincera e dell'amore vero. Rilevo solo che i dialoghi, perfettamente scritti in italiano, siano poco corrispondenti al linguaggio comune proprio dei ragazzi, oserei dire troppo "pensati" e articolati. Anche nelle liti tra i componenti della band Bad Attitude, o tra la coppia Isabella-Denis, le frasi sono troppo corrette, lunghe e poco veritiere. In alcuni punti la storia è un po' sfasata temporalmente e ci sono situazioni poco chiare. Comunque rilevo che Alessandra Angelini ha superato brillantemente il suo test d'esordio. La sua giovanissima età le permetterà di apporre miglioramenti allo stile e farsi consigliare da revisori esperti.

Autopubblicato

Da uno scambio di messaggi con l'autrice ho appreso che il libro è stato autopubblicato per il noto sito Amazon.
"Quando ho deciso di buttarmi e autopubblicare  il mio romanzo su Amazon non avevo idea di cosa mi aspettasse" - ci rivela Alessandra. "Ho scoperto presto che quando auto pubblichi le difficoltà sono tante, l’autore non deve occuparsi esclusivamente del romanzo ma diventa anche il correttore di bozze e l’editor del libro. Così rileggi il manoscritto un milione di volte, fino a conoscerlo a memoria, fai il lavoro al meglio delle tue capacità perché i lettori meritano il testo migliore possibile".
Ma non finisce qui: "Arrivata a questo punto devi anche occuparti della copertina, che deve essere accattivante e il più possibile attinente al romanzo. E poi l’ultimo passo, il marketing. Quello che per me è stato lo scoglio più difficile, essendo una persona timida e riservata. Internet e il passaparola sono fondamentali se si vuole far conoscere il proprio lavoro".
Apprezzo molto l'intraprendenza di Alessandra che per inseguire la realizzazione di un suo progetto e di un suo sogno abbia investito ogni suo tempo ed energia. Sono caratteristiche che alle volte è difficile trovare nelle nuove generazioni, sempre insoddisfatte e abituate a ricevere soluzioni preconfezionate e pronte per loro.
"I sogni non sono che fantasie grandiose, la spinta ad affrontare la quotidianità. a volte, in una percentuale infinitesima, si realizzano, allora vita e sogno si fondono. E' per questi momenti che piangiamo e respiriamo, per vederli realizzati".

Un grande in bocca al lupo per la sua carriera e per sfondare le porte del successo.
Per acquistare il romanzo su Amazon cliccate La mia musica sei tu

lunedì 9 novembre 2015

Millennium 4 di David Lagercrantz


Lisbeth è tornata!

Dopo aver divorato i tre volumi della Saga scritta da Stieg Larsson, non potevo perdere questo sequel.Infatti a distanza di anni Marsilio pubblica in Italia Millennium 4 scritto da un nuovo autore svedese, che ispirandosi agli appunti lasciati da Larsson ha intessuto una nuova avventura.
Premetto che io considero sempre i sequel o i remake delle brutte copie degli originali dai quali si vuol cercare di tirare quanto più è possibile in successo e vantaggi economici. Purtoppo anche stavolta non mi sbaglio e devo riscontrare alcune dafaillance rispetto ai primi.
Tra i due autori c'è un abisso. La storia sembra un po' forzata anche se gli sviluppi finali danno comunque nuove interpretazioni e nuovi scenari alla vita di Lisbeth.
L'inizio è decisamente faticoso perchè impiega tanto a presentare lo scenario d'azione. Come sempre (e questo c'era anche in Larsson) ci sono parecchi comprimari, stavolta svedesi e americani, che si muovono per loro conto finchè non giunge chiaro l'obiettivo del romanzo.
Stavolta l'attenzione è incentrata su  Frans Balder, un matematico, uno scienziato super mondiale che sta lavorando sulla intelligenza artificiale. Naturalmente, su di lui ci sono gli occhi puntati delle superpotenze, dei servizi segreti ma e soprattutto della grande mafia internazionale.
Il caso vuole che Lisbeth stia cercando da qualte tempo di entrare nei sistemi segreti della Nsa americana per indagare sui loro interecci governativi e stranieri. Anche Lisbeth ha incontrato Balder durante delle lezioni all'università e scandagliando da Hacker professionista tutte le email personali, riesce a sventare l'omicidio del figlio autistico di Balder, dopo non essere riuscita a sventare quello del professore.
L'intreccio di fa sempre più fitto, intricato e alle volte improbabile. Ricompare Mikael che al limite della depressione si fa rimettere in piedi dai pericoli di Lisbeth e che sempre borderline, riesce a coprirla dai problemi con la giustizia.
Di certo, in questa ragazza così particolare vige un disprezzo per le forme prestabilite e per le istituzioni poichè è convinta che non siano mai la di sopra delle parti. Lei compie azioni spinta dalla voglia di pulizia da uomini che odiano le donne e da prepotenti insaziabili.
Il romanzo prende a scorrere dall'entrata appunto in scena di Lisbeth e Mikael. Ci sono pagine e pagine dedicate alla matematica, alla fattorizzazione di numeri primi, a calcoli di ellissi che allontanano molto la concentrazione della vicenda. Poi il ritmo incalza quando gli inseguimenti si avvicendano e rincorrono. Novità in questo grande capitolo della storia è Camilla, la sorella di Lisbeth che entra in scena quale erede dell'impero Zalachenko. E secondo me ci riserverà nuovi scenari futuri.
La lettura del romanzo non è legata ai precedenti anche se vi ritorna con alcuni riferimenti. Certo averli letti aiuta a sapere tutto il passato e a non interpretare il ruolo della ragazza come una forsennata impavida.
Ringrazio Marsilio editore per la copia omaggio.
Buon divertimento!

venerdì 18 settembre 2015

Le fragili attese di Mattia Signorini

Mi ha molto incuriosito il titolo e la copertina di questo romanzo che ho potuto leggere quest'estate.
Le fragili attese ha risposto pienamente a questa mia curiosità. Già il titolo lasciava spazio a varie ipotesi, attendere cosa? e poi ogni attesa può essere fragile? perché l'attesa stessa si disintegra quando si palesa l'evento in sé? ogni attesa è forse più ricca e trepidante dell'evento stesso?
E così che grazie alle edizioni Marsilio, ho potuto leggere questo bel romanzo italiano.
Italo è il proprietario della pensione Palomar a Milano. Ormai ottantenne decide di chiudere definitivamente il lavoro e smantellare la pensione. La sua vita si è svolta li dagli anni in cui si è traferito. Non è mai andato oltre il quartiere della pensione, dal momento in cui vi ha messo piede.


La narrazione è sapiente, l'autore ci fa entrare dolcemente ma con grande sensibilità nella sua vita. Italo è sopravvissuto alla grande inondazione del Po e si è trasferito a Milano dopo aver perso davvero tutto, casa, lavoro, amici e la sua donna. Non riesce a sopravvivere al costante dolore e al rimorso di non aver corso abbastanza per salvarla.
Così a Milano cerca un lavoro in fabbrica come tutti gli emigrati al nord. Il caso vuole che alloggi presso una pensione il cui proprietario intende cedere e ritirarsi in pensione e dopo aver cercato invano lavoro altrove, Italo decide di rilevare l'attività.
Con qualche ammodernamento e restauro Italo inaugura la nuova pensione Palomar, nome preso da un articolo di giornale nel quale si parlava del famoso osservatorio in America.
La sua vita scorre tranquilla nella gestione della pensione che gli permette di conoscere tanti clienti, tante vite, tante storie e racconti senza né viaggiare e né spostarsi dal bancone all'ingresso.
Molto discreto, solitario e semplice, Italo attraversa la vita senza grandi impennate né entusiasmi. Non ha mai avuto una donna dopo il suo grande e perduto amore ma un girono si imbatte in un fascio di lettere ripescate da un cassonetto. Sono scritte da una donna, negli anni '50 e dedicate ad un amore, ad un uomo che (andando avanti nella lettura) non si è mai accorto di lei rendendo questo un amore impossibile. La curiosità, il tanto trasporto di questa donna fanno risvegliare ad Italo i suoi sensi sopiti. Cerca di indagare e di risalire a questa fantastica giovane così tanto innamorata finché la soluzione lo lascerà allibito.
In queste ultime settimane di apertura, alla pensione alloggiano Guido, un professore d’inglese che deve insegnare a parlare a una bambina muta; Lucio Ormea, un uomo alla ricerca del padre che non vede da quando era piccolo; Il generale in pensione Adolfo Trento, convinto che la soluzione di ogni pace stia nella guerra; Ingrid, un'arpista con il polso spezzato che lavora come cassiera al supermercato e di notte si accompagna a uomini conosciuti per caso; e infine la domestica Emma, che ha fatto della Pensione Palomar la sua casa da ormai troppo tempo. Attorno ad essi ruotano storie e situazioni familiari, personali e lavorative complesse. Storie nella storia. Si aprono stanze (d'albergo) come matrioske, ogni porta conduce ad una vita pur ritornando sullo stesso corridoio.
Mi ha molto colpito questo romanzo lasciandomi, dopo la lettura, qualcosa di insoluto nelle vite dei protagonisti, ritrovandomi spesso a fantasticare sul seguito delle storie. Tutte hanno come filo conduttore, a mio avviso, l'incomprensione e l'amore inespresso, la solitudine e il non affrontare la verità anche se dura.
Un libro contemporaneo, ligio e netto con una scrittura lineare, chiara e al tempo stesso dettagliata.
Un romanzo che riesce a far comprendere che l'attesa non è sempre foriera di buone notizie, spesso occorre anche superarla e intraprendere una strada pur di non subire l'ennesima delusione.

 Mattia Signorini è nato nel 1980 e ha vinto il Premio Tropea nel 2010. Le Fragili attese è stato tradotto in Sudamerica, Europa e Israele.
Ringrazio Marsilio Editori