sabato 23 aprile 2016

La casa sul fiume

di Lena Manta

Lena Manta con il suo romanzo recentemente pubblicato per Giunti, ha avuto il potere di catapultarmi nel passato, nel mio mondo adolescenziale, il tempo in cui si sogna un futuro roseo ove faranno rima cuore  e amore. durante quella età felice le nostre aspettative si proiettano nel destino dei personaggi dei romanzi, i quali hanno il coraggio e la fortuna di poterle realizzare. Si intuisce come La casa sul fiume, richiami i classici romanzi rosa quelli della famosa Liala e Delly, ove fanciulle povere ed innocenti incontravano il bel cadetto o il giovin dai nobili natali, di cui si innamoravano perdutamente e, in virtù della loro bellezza e del grande amore, riuscivano a sovvertire le convenzioni sociali.
Un tuffo quindi nei meandri dell'amore totalizzante, dall'esaltazione  dell'eros alle amarezze, delusioni, tradimenti e inganni da godere in quei pomeriggi di relax in cui si ha voglia di evadere dai piccoli e grandi problemi della vita quotidiana.
L'autrice non intende affaticare le lettrici con intrecci o rimandi di flash-back per cui la vicenda della famiglia greca si snoda con ordine meticoloso nel tempo e nella scansione delle vicende delle protagoniste.


La trama
Siamo dunque in Grecia, in una casa isolata fiancheggiata dal fiume, che simboleggia lo scorrere del tempo, ai piedi del Monte Olimpo, minaccioso ma protettivo, che ripara le protagoniste dalle disgrazie del conflitto mondiale. Qui Teodora, una ragazza forte e modesta, contravvenendo alle antiche consuetudini di ordine sociale, si è rifugiata con il marito bello, ricco ed orgoglioso della sua prestanza fisica, al punto da preferire la morte alla menomazione fisica. Toccherà quindi a Teodora crescere da sola le bellissime cinque figlie, le quali avranno un medesimo obiettivo: spiccare il volo e tuffarsi nella società del benessere delle grandi città. L'autrice racconta le loro vicissitudini, dedicando un capitolo ciascuna, con lo stesso schema, facendole passare dal  paradiso, cui l'amore e la ricchezza possono portare, all'inferno della disperazione, quando le tragedie della vita bruciano le illusioni. Nell'abisso del dolore bruciante torna alla mente la semplicità della fanciullezza, ricca di valori primordiali ma basilari che le protagoniste si ritrovano a riconsiderare poichè il fiume da cui si è fuggite può costituire l'ancòra di salvezza da cui ricominciare.

La critica
Nel romanzo, quindi, la conclusione è prevedibile, manca l'elemento sorpresa ed alle lettrici (non a caso al femminile) è riservato il piacere di scoprire per quali vie le protagoniste vi perverranno. Gli uomini, presenti come partner, appaiono un tantino in secondo piano, un po' guasconi, un po'vittime, tutti soggiogati dalla bellezza e dalle passioni, destinati a soccombere. Lo stile lineare, le iperboli amorose, riescono comunque ad incantare e avvincere le lettrici amanti del genere.
Ringrazio Giunti editore per la disponibilità e la fiducia.

Marta Pisani

domenica 17 aprile 2016

Equazione di un amore


di Simona Sparaco

Alla terza pubblicazione per Giunti Editore, Simona Sparaco si conferma una validissima scrittrice nel panorama italiano. Nel recentissimo romanzo la Sparaco ci presenta una storia d'amore tormentata, pretesto per affrontare con profondità le vite dei due protagonisti.

Lea, una splendida donna vive a Singapore con suo marito Vittorio, un avvocato di successo che la adora e si prodiga per il suo benessere. Singapore è ricca e perfetta ma sembra "una bolla luminosa" in cui tutto è ovattato lasciando le ansie e le angosce altrove.
Lea e Giacomo si conoscono nella presidenza del Liceo romano che frequentano. Lei disordinata e superficiale, lui impeccabile e studioso. In breve tempo lui si offre di darle ripetizioni di matematica e lei se ne innamora perdutamente. Non è una storia però che riesce a decollare per via della forte ritrosia di Giacomo e della distanza che lui interpone tra loro. Giacomo è un distruttivo, autolesionista, incostante, qualcosa che lo tiene in pena costantemente e a Lea sfugge. Dopo qualche anno Lea ritrova Giacomo all'università di Lettere in qualità di suo esaminatore e, improvvisamente turbata, ricomincia il suo tormento amoroso. La storia stavolta prende la strada giusta e il turbinio di passione si scatena vivendo intensamente il loro amore. La vita scorre felice, Lea rimanda esami e studi per vivere ogni momento con Giacomo perché come le spiega lui "Se fossimo due particelle quantiche, ora che siamo venuti in contatto, dovremmo essere considerate un unico sistema, di fatto inseparabili per l'eternità".
La felicità esiste e lei la sta vivendo a dispetto di quanto la dissuade l'amica Bianca o la madre, riportandola alla concretezza e alla ragione.

Ma la felicità non dura così tanto. "Ci sono amori che aprono spazi e altri che quegli spazi li riempiono. Amori che spalancano finestre, facendo entrare il vento, la pioggia, la neve; e altri che si preoccupano solo di proteggere, di tenere al riparo dalle intemperie. Giacomo era stato uno di quegli amori dolorosi, da porte aperte e mai richiuse".
Vittorio compare quando i cocci sono ormai rotti e Lea ha bisogno di essere risollevata. Si incontrano a Londra e il destino decide per loro. La sua premura, le sue attenzioni costanti e silenziose, il suo interessarsi a lei, il suo ruolo in società sono un salvagente per l'equilibrio precario in cui Lea si ritrova. Il matrimonio con Vittorio è ciò che più si avvicina all'amore, una vita insieme senza scossoni, sicura, agiata, serena perché "l'abbandono e così l'amore ci entrano negli occhi come una polvere invisibile, stravolgono il nostro sguardo, lo fanno bruciare o lo spengono, in ogni caso lo portano lontano".
Il destino però ha altri progetti per Lea. Finalmente una casa editrice accetta di stampare il suo libro in Italia e lei è costretta a tornarci, ospitata dalla sua amica storica Bianca. Il fantastico castello di carte comincia a sgretolarsi, la vita chiassosa di Bianca e della sua famiglia iniziano a mettere in discussione le scelte di Lea, il suo amore sincero e spontaneo con il marito fa porre interrogativi e inevitabili paragoni a Lea.

La critica
Senza svelare altro sul prosieguo più ricco, interessante ed emozionante della storia confermo che la lettura di Equazione di un amore è imperdibile. Il finale del romanzo è un colpo di scena imprevedibile laddove la storia sembra prendere il suo corso scontato. La lettura è stata carica di tensione e a tratti davvero commovente desiderando ardentemente di arrivare in fondo all'ultima pagina. Nei giorni successivi alla fine del romanzo sono rimasta veramente turbata perché la bravura di Simona Sparaco non è solo raccontare una storia ma fartela vivere. Quando leggi Equazione di un amore  non leggi una semplice storia d'amore (di cui non ne leggo tanto), ma sei Lea, vivi con lei, respiri, soffri, studi, piangi e gioisci col suo cuore. La Sparaco ti fa essere "nella storia" sempre, entrando in profondità nella descrizione dei personaggi, delle loro emozioni, paure, pensieri e reconditi desideri. I luoghi (Roma e Singapore, le città in cui l'autrice vive per seguire il marito), sono sapientemente descritti non solo nell'aspetto esteriore ma nelle sensazioni che provocano, nell'influenza che hanno sulla vita di chi li abita.
Leggere i romanzi di Simona Sparaco vuol dire farsi condurre per mano in un viaggio interiore. In Nessuno sa di noi il viaggio è nella coppia e nel recupero della forza dopo uno straziante aborto terapeutico, in Se chiudo gli occhi Viola ricostruisce il rapporto con suo padre scoprendo le sue terre d'origine e le tradizioni forti, in Equazione di un amore si scopre un amore impossibile ma destinato a durare tutta la vita e oltre, proprio seguendo l'equazione di Dirac.
"Sei una donna intelligente, sensibile, bella, ma hai un grande difetto: in amore ti annulli, sei capace di dare l'anima per niente. E' come se dicessi alla persona che ami: ecco, questa è lamia vita, queste sono le chiavi, entra pure e fa quello che vuoi, ma non te ne andare mai".
Auguro a Simona Sparaco il riconoscimento meritato e ringrazio Giunti editore per la fiducia e la disponibilità.

lunedì 29 febbraio 2016

Qualcosa da perdere


di  Davide Potente


Pubblicato nel 2015, Qualcosa da perdere del molfettese Davide Potente è un romanzo moderno. Lo scritto è stato segnalato dal Premio Calvino 2014 e pubblicato dalla casa editrice ExCogita.

La narrazione si svolge a Bologna, città adottiva del protagonista e dei suoi soci di vita, i coinquilini Giovanni e Valerio. Daniele Massa ha terminato brillantemente i suoi studi universitari. Appassionato della poesia inglese e di Yeats in particolare, Daniele vivacchia come può, accettando lavori poco culturalmente elevati, sufficienti a permettergli di mantenersi. Daniele, come Giovanni e Valerio, sono studenti fuori sede, o meglio ex studenti che prima o poi devono tornare nei loro paesi d'origine oppure "crescere" e maturare. Il loro lavori, con elle minuscola come dice Giovanni, sono temporanei, call-centre, scrivere pagine per siti web, con contratti inesistenti o capestro oppure notturni come Valerio, insomma tutto l'opposto di ciò che si aspettavano dopo la laurea. Diametralmente lontani.
"Avremmo dovuto mettere a ferro e fuoco l'intera nazione, vendicarci con ogni tipo di rappresaglia, anche la più vile, eppure eravamo troppo disillusi per tentare una reazione, scortati dalla lucida consapevolezza che le cose non sarebbero cambiate comunque".
E' questo il fulcro del romanzo. Sapere che la realtà è diversa dalle aspettative, prendere coscienza della difficoltà di trovare un lavoro confacente la propria preparazione e piegarsi per sottostare  ad un sistema che  si fonda sulla disillusione e sulla sconfitta.
I ragazzi, che vivono in una casa ricca di passaggi di precedenti studenti, che si arrangiano a recuperare una rete Wi-fi non protetta pur di scoccare la navigazione, che si sentono mal sopportati dal condominio e da alcuni condomini, si inventano un lavoretto tutto nuovo all'interno dell'università. Poco lecito ma terribilmente impegnativo. Finché tutto fila liscio.
"Dalla vita la nostra generazione non si aspettava più di tanto, talvolta proprio niente".
La disillusione, la perdita di obiettivi, di progetti ambiziosi sfociano irrimediabilmente nell'arte di arrangiarsi.

"Anni veloci, voci giovani e menti inascoltate, quando non derise e offese".

La critica
Il romanzo ha un taglio ironico e tagliente che permette all'autore di raccontare la  (sua?) vita da fuori sede dei nostri giovani universitari senza piagnucolare e metterla troppo sul tragico, offrendo però spunti di riflessione sulla situazione sociale attuale.
Nella mia città vi è da qualche tempo un nuovo grande call centre che sta offrendo sbocchi occupazionali a tanti giovani. Bene, durante la lettura del romanzo, io ho pensato spesso ai laureati che vengono richiesti dall'azienda. Si richiede una preparazione alta, però il lavoro spesso non corrisponde affatto alle aspettative del lavoratore e men che mai agli studi svolti. Conseguentemente, queste delusioni segnano profondamente il carattere e la voglia di emergere, di seguire i sogni che hanno portato alle scelte universitarie, ripiegando su situazioni di comodo.  Immancabilmente, a mio avviso, questo ricade su tutti i comportamenti civili e politici delle nuove generazioni.
La lezione finale la dà il professore del protagonista. Pazienza e perseveranza fanno ingoiare anche i bocconi più amari se lo scopo è il raggiungimento di un obiettivo. "Capisco le difficoltà che giovani come voi possono incontrare al giorno d'oggi, ma ogni generazione ha avuto i suoi problemi da affrontare. Non siete i primi e non sarete gli ultimi a trovarvi in questa situazione".
Auguro a Davide Potente di perseguire i suoi sogni di scrittore e di sceneggiatore, di raggiungere i suoi obiettivi  e di essere sempre sostenuto da persone e familiari che credono in lui! In bocca al lupo per il suo futuro.


Bio dell'autore
Davide Potente, classe '84, ha studiato comunicazione a Bari e cinema a Bologna , prima di
trasferirsi a Roma e Milano per lavorare in ambito culturale e pubblicitario. Tornato in Puglia,
lavora come sceneggiatore e copywriter. Insegna sceneggiatura all'Accademia del Cinema di Bari.
Ha pubblicato il romanzo Teoria del Risveglio (Arduino Sacco Editore, 2011) e vinto alcuni premi
letterari per racconti e sceneggiature.




lunedì 22 febbraio 2016

La vita segreta e la strana morte della signorina Milne


Di Andrew Nicoll

Edizioni Sonzogno

 In uscita il prossimo 25 febbraio, il romanzo è un bel giallo classico della più tradizionale scrittura inglese.

Sin dalle prime pagine ci si ritrova nella Scozia dei primi del '900,in un paesino costiero Broughty Ferry, nei pressi di Dundee. Un paesino che si anima principalmente d'estate in cui tutti si conoscono e la vita scorre tra tazze di thè e semplici conversazioni.
Un giorno Jean Milne, una matura zitella che vive sola in una villa lussuosa viene ritrovata morta e assassinata brutalmente in casa sua. Pur considerata un po' eccentrica ma sempre rispettabile, nessuno osa immaginare le motivazioni di un tale gesto.
La polizia del posto comincia le sue indagini, semplicistiche ma puntuali. Vengono interrogati i vicini, tutti signori di buon livello sociale che in realtà non stanno nella pelle per un evento simile.
Certo la signora "spiccava un po'. Si agghindava sempre con degli indumenti troppo giovanili. E per nulla adeguati alla stagione. Colori troppo chiari. Un po' puerili quasi fosse una ragazzina."
Le indagini finiscono subito in un cul de sac, poichè nessuno riesce a dare informazioni dettagliate e viene inviato da Glasgow un ispettore noto per aver risolto altri casi di omicidio.
L'ispettore Trench viene affiancato dal sergente Fraser della polizia locale. Insieme cominciano le indagini cercando nelle pieghe della società, interrogando non chi guarda da dietro tendine ricamate in pizzo, ma chi si sveglia all'alba, chi attraversa il paese di notte, chi lavora per le strade o usa i mezzi pubblici.
E' la gente umile quella che ha più occhi e che vive davvero la città. I signori e le signore importanti si alzano quando il sole è già alto e non si chiedono quando i camini sono stati accesi, o chi ha provveduto a portare il pane fresco in tavola per la colazione, o chi ha lucidato le loro scarpe già di buon mattino.  "Loro a noi non ci vedono mai, ma noi vediamo loro".

E così l'indagine prende corpo.
La storia è raccontata in prima persona dal sergente e ci immerge totalmente in quest'epoca georgiana, in cui si mantengono ancora le tradizioni inglesi ma con nuove  modernità che iniziano ad affacciarsi. E' bello leggere del primo uso del telefono, della sua poca diffusione, (alla stazione di polizia e in qualche rara abitazione), la necessità di telegrafare, l'accensione dei lumi a gas in città e in casa, il tranvai come mezzo di trasporto e altre piccole cose a noi ormai lontane.
La coscienza cittadina collettiva porta a dedurre che l'autore dell'efferato omicidio è un "forestiero" perché "mai nessun britannico sano di mente può aver fatto questo. Un assassinio di questa crudeltà può essere stato commesso soltanto da un maniaco o un forestiero".

L'indagine quindi si complica, portando il commissario capo Sempill, l'ispettore Trench e il sergente a scandagliare la vita di questa signorina un po' avanti negli anni, dall'aria rispettabilissima, che però non aveva domestici e la cui casa cadeva in declino e rovina sempre di più e soprattutto tanto amante dei viaggi. Perchè la cara signorina Milne si dirigeva spesso a Londra? Perchè mancava da casa così tanto a lungo? Chi amava incontrare e perchè una donna di tanto livello sociale non aveva un uomo accanto a se'? Qual era la sua vera vita segreta?
Le indagini portano la polizia a recarsi a Londra, ma anche  ad Anversa, Liverpool per inseguire un sospettato e verificare i suoi alibi. Situazioni complicate e travagliate visto che affrontare tali viaggi all'epoca era lungo e disagevole.
Il caso della signorina Milne sarà risolto? Questo forestiero è il vero responsabile? O un altro uomo con il quale è stata vista in giro la donna?

 Ho trovato molto piacevole la lettura di questo romanzo, dalla scrittura semplice e lineare in pieno stile inglese di Agatha Christie memoria. Arrivare in fondo alle pagine e scoprire poi il colpo di scena ad effetto è un merito in più che va al romanzo.
Inoltre, nelle note finali dell'autore si scopre che la storia è davvero accaduta,"tutti coloro che sono nominati in questa storia sono esistiti, e quasi tutti i luoghi menzionati  esistono ancora oggi. Tutte le prove, le circostanze, le deposizioni dei testimoni  sono negli schedari della polizia...".
Questo appunto dell'autore ha avvolto ancor più la storia nel mistero confermando però l'attendibilità realista che si avverte durante la lettura.
E' un romanzo che consiglio agli amanti del giallo puro e del mistery inglese, a chi appassionato dei romanzi di Agatha Christie come me, voglia ritrovare quelle atmosfere di ingenuità e semplicità della brughiera.

Ringrazio la casa editrice Sonzogno  per la lettura in anteprima del romanzo e annotatevi bene il titolo!


lunedì 15 febbraio 2016

La notte che ho dipinto il cielo


di Estelle Laure

"Non ho mai pensato che le cose potessero cambiare. Non sapevo ancora che tutto cambia, sempre. E' una legge dell'universo. Vorrei che qualcuno me l'avesse detto".



Lucille ha quasi 18 anni e la sua vita cambia di punto in bianco in un giorno di ottobre quando sua madre decide di andare via per un po' "con una sola valigia  e una borsa per il computer per raccogliere le idee e che sarebbe tornata presto".
Può una ragazza già abbandonata dal padre provvedere a se' a a sua sorella di dieci anni? Quanto viene sconvolta la vita di Lucille e Wren? Come si può essere  catapultati in una vita da adulti così all'improvviso? Lucille, che dovrebbe solo pensare a studiare, a frequentare le amiche, gli amori e la passione per la pittura, si ritrova a centellinare i pochi dollari lasciati dalla madre per pagare bollette, fare la spesa, cucinare, comprare abiti nuovi per Wrenny e fare i salti mortali anche per studiare e nascondere agli insegnanti la sua situazione. Lucille infatti teme di essere scoperta dai servizi sociali e che separino lei da Wrenny che già sta soffrendo tanto dopo che il padre è andato via. "Sembra una vita fa, quando avevo ancora i miei genitori e non sapevo come tutto può finire in un attimo. Credevo ancora che bastasse una famiglia, qualche vestito, un'amica del cuore e una sorella a volte rompiscatole per vivere giorno dopo giorno fino a diventare grandi, e allora capire il mondo".
E' una situazione temporanea ma che si trascina per mesi. Ciò che fa soffrire le due ragazze è il silenzio totale della madre. Nessuna telefonata, nessun messaggio. Ogni giorno la loro speranza viene annientata dal silenzio. Come si può abbandonare due bambine così all'improvviso? Con che cuore una madre, seppur sconvolta dalla fine del matrimonio, lascia due ragazzine in balia di loro stesse? Cosa la porta a pensare che sia una scelta logica e che loro riescano a farcela?
La storia è intrisa di amore. L'abbandono fa scaturire in Lucille una forte responsabilità nei confronti di Wren. Non solo cerca di assolvere a tutto il necessario ma si prodiga nel non farle pesare l'assenza, caricandosi un peso enorme. La piccola poi, pur soffrendo e intuendo quanto accaduto, continua a sperare nel ritorno della madre e con la sincerità che è tipica dei bambini affronta il problema con l'insegnante e la psicologa della scuola.
L'amore tra le due sorelle, che dormiranno insieme nel  letto matrimoniale per sopravvivere alla tristezza, è circondato anche dalla forte amicizia tra Lucille e Eden, sua più grande amica sin dall'infanzia. L'unione delle due ragazze dà supporto a questa triste vicenda, rincuora, sostiene Lucille aiutandola anche nelle serate in cui lei è costretta a trovarsi un lavoro pur di sopravvivere.
Ma nel momento più pesante, più angoscioso della storia, Lucille conosce il suo primo e grande amore. E' lì accanto a lei da sempre, ad un soffio, presente dall'inizio con un fare silenzioso e gentile. Digby il fratello gemello di  Eden, già fidanzato con Elaine ma che teneramente si avvicina a Lucille.
"Una giornata perfetta è proprio quello che mi ci voleva e tu me l'hai regalata. Mi hai detto che ho delle orecchie pericolose. Mi hai comprato un panino. Mi hai chiesto come stavo. Mi hai sfiorato di nuovo il braccio, e per tre minuti ho pensato che fossi innamorato di me".
Dolcemente la storia prende corpo e vita in un momento del  romanzo di cui non vi svelo nulla perché lì davvero vi commuoverete. Tanto amore si respira in questo romanzo per Young Adult in cui senza derisione gli adolescenti sono protagonisti, con i loro affanni, le insicurezze ma la tenacia e la semplicità dell'età.
Non avevo mai letto di recente romanzi YA, (Young Adult)  restando indietro più che altro a quelli storici come Dickens fino a Salinger. Sono rimasta piacevolmente attratta da ogni pagina, entrando nella vita delle due ragazze, sperando fino all'ultima pagina del ritorno della madre, soffrendo con loro per le delusioni ma anche gioendo delle sorprese che i vicini riescono a fare. Lucille cresce rapidamente in questi mesi, la sua maturità è accresciuta dalla responsabilità di gestire la casa e sua sorella e lei ne è consapevole indossando gli abiti della mamma ma quando diventa consapevole della sua autonomia e sicurezza, Lucille ritorna ad indossare le sue tute che non serviranno più a nascondersi ma a darle sicurezza.
In uscita il 16 febbraio per la De Agostini, il romanzo si preannuncia di successo e mi sento di consigliarne la lettura ad adolescenti e genitori curiosi. Ringrazio la casa editrice per avermi dato la possibilità di leggere in anteprima questo piacevole romanzo.
L'autrice è stata davvero geniale ad entrare nella mente e soprattutto nel linguaggio degli adolescenti. Il romanzo è davvero ben scritto, con dialoghi veritieri corrispondenti al linguaggio dei ragazzi, descrizioni precise, emozioni turbinanti che escono dalla pagina e ti tengono legata fino all'ultima riga. Con uno stile semplice ed immediato Estelle Laure arriverà di sicuro al cuore di tanti lettori offrendo spunti di riflessione sui sentimenti forti e sull'importanza di custodire e apprezzare a lungo ciò che si ha perché l'innocenza può passare molto in fretta ma ascoltare il proprio cuore è la vera forza.
"Non andartene docile in quella notte buona. Infuriati, infuriati contro il morire della luce".

venerdì 29 gennaio 2016

Il mare nasconde le stelle

di Francesca Barra, ed.Garzanti

Dopo Verrà il vento e ti parlerà di me, Francesca Barra ci porta dentro un'altra storia di "migrazione". Se nel primo romanzo il trasferimento era dal Sud alla grande città, con le scelte conseguenti, gli adattamenti  e i rimpianti, qui ne Il mare nasconde le stelle la storia è ben più tragica.
Remon ha solo 14 anni quando, in totale autonomia, decide di fuggire dal suo paese, l'Egitto. La sua famiglia è di religione cristiano copta e il Paese è invaso dai Fratelli Musulmani che ne stanno stravolgendo le leggi, le tradizioni, i costumi, la scuola e soprattutto la libertà di religione. Dopo un forte episodio di bullismo e violenza a scuola, Remon comprende che per lui non c'è più posto, la sua vita è finita, l'intolleranza è la vera regola e lui non godrà più della sua libertà, non solo di giocare, andare per strada e in chiesa ma e soprattutto di studiare. Il suo più grande desiderio è diventare ingegnere e per come si mettono le cose in Egitto, Remon è destinato solo alla morte.
"Restare avrebbe voluto dire vivere in un paese in guerra. Dove hai sempre la sensazione che la libertà sia altrove. E tu non la conoscerai mai. Avrebbe voluto dire pregare in silenzio, perché qualcuno può tentare di farti cambiare la fede. Ma io ho il diritto di desiderare di essere un uomo libero".
In completa solitudine, di nascosto ai suoi genitori, Remon sparisce una notte per cominciare un viaggio disastroso e distruttivo verso l'agognata Italia.  La sofferenza, la disperazione e l'angoscia che spingono Remon ad affrontare un viaggio di tredici notti "sospeso fra la vita e il rischio di  morire" sono raccontate benissimo, tanto da farti essere lì sul barcone, nella stiva, nel mare e col sole a picco.
Libertà! Una sola parola che spinge un ragazzino solo e triste ad abbandonare il calore della famiglia a cui tiene tanto per la flebile speranza di una vita migliore.
"Ho alternative?  No."
Francesca Barra dà voce a Remon che in prima persona racconta ogni istante della sua traversata, dell'arrivo in Sicilia, che lui crede sia già Milano, dell'accoglienza, dei dormitori, dei vestiti usati troppo grandi, del cibo e dell'assenza di interesse e affetto. L'angoscia di aver causato dolore e sofferenza ai suoi genitori non lo abbandona mai. Egli sa che hanno dovuto anche indebitarsi per pagare il suo viaggio, per permettergli di avere un futuro e dargli la libertà anelata. Il suo unico modo di ringraziare la famiglia è quello di impegnarsi nello studio, di superare le difficoltà, di apprezzare ciò che la scuola ti offre e le opportunità che ne scaturiscono.
La storia di Remon è a lieto fine pur se carica di solitudine e tristezza, "i problemi non finiscono mai e non sai se puoi realizzare il tuo sogno facilmente. Anche se ti accolgono ti senti sempre straniero".
Siamo ogni giorno toccati da tante storie di migrazione, molte delle quali finiscono in tragedia e leggere del coraggio di questo ragazzino non fa che aprire il cuore. Porterei questo romanzo nelle classi perché Remon si è riuscito ad inserire in una scuola italiana grazie a persone sensibili e disponibili subendo parole taglienti dei coetanei, sguardi truci, isolamento e  rifiuto. La sua storia deve essere spunto ed esempio per riflessioni più ampie sul tema della tolleranza e dell'accoglienza di cui non ci si deve solo ricordare nelle occasioni ufficiali ma nella vita di ogni giorno.
Anche il mare più tempestoso, nero, freddo e pericoloso nasconde in cielo stelle meravigliose che ti possono accompagnare nel tuo viaggio di speranza.

Ringrazio Garzanti Libri per l'invio in anteprima del romanzo e consiglio a tutti di acquistarlo poiché disponibile in libreria dal 28 gennaio

domenica 6 dicembre 2015

La ragazza nella nebbia


di Donato Carrisi

Puntuale all'appuntamento annuale con Longanesi, Donato Carrisi ci aspetta in libreria con un nuovo thriller. La ragazza nella nebbia si discosta dai sequel a cui Carrisi ci aveva abituati, come Il suggeritore  e successivi o Il tribunale delle anime e conseguenti. In questo thriller incontriamo personaggi nuovi, dinamiche attuali e come sempre un po' di introspezione psicologica.


La trama
Nel piccolissimo paesino di montagna di Avechot sulle Alpi, l'agente speciale Vogel si ritrova a seguito di un incidente stradale con macchie di sangue non sue e momenti di amnesia. "Era la notte in cui tutto cambiò per sempre, ma in quel momento lui ancora non lo sapeva". Attraverso un interrogatorio condotto dal neuropsichiatra Flores, Vogel cerca di ricostruire la situazione e soprattutto di ricordare perché si ritrova li dopo qualche mese. Cosa lo riconduce a Avechot? Carrisi ci introduce così ad un caso di sparizione. Anna Lou Kastner è scomparsa  due giorni prima di Natale. Una ragazzina tranquilla che stava uscendo di casa per recarsi in chiesa, luogo dove non è mai arrivata. Le indagini vengono affidate all'agente speciale Vogel, volto molto noto al pubblico per casi di giustizia conclamati. E' proprio la notorietà l'elemento cardine di questa vicenda e del romanzo stesso. L'attenzione non è posta solo sulla situazione drammatica della sparizione, della famiglia disperata e della ricerca di un colpevole. Le indagini e i movimenti dell'agente sono calibrati in funzione dell'opinione pubblica, dell'attenzione dei media, della ricerca di un mostro da spiattellare in prima pagina. Non è indispensabile risolvere il caso procurando prove, recuperando il cadavere o cercando il movente dell'assassino “La giustizia non fa ascolti. La giustizia non interessa a nessuno.” Ciò  che interessa è scovare è il male. "E' il cattivo che fa la storia" insegna il professor Martini ai suoi ragazzi. Un protagonista banale della storia, anonimo, che presto passa ai clamori mediatici.
Perché il pubblico non cerca altro che un colpevole. "Alla domanda di un recente sondaggio su quale deve essere lo scopo di un'indagine di polizia, la maggioranza degli interpellati ha risposto 'la cattura del colpevole'. Solo una percentuale molto bassa ha affermato che lo scopo di un'indagine dovrebbe essere 'accertare la verità'. Perché la cattura ci fa illudere di essere al sicuro."
Così in un inverno gelido tra le Alpi, in un centro operativo  improvvisato nella palestra scolastica, nella bruma nebbiosa dei boschi, l'agente Vogel coadiuvato dal sottoposto  Borghi comincia a cercare a tutti i costi un colpevole. La sua notorietà sulla stampa lo porta ad attirare l'attenzione dei media. E inoltre, un fallimento in un caso erroneamente risolto, lo fa ambire a rincorrere quanto prima il successo.
Il peccato più sciocco del diavolo è la vanità".

La critica
 Ho letto questo Carrisi con la curiosità di sempre perché lo trovo un valido autore che sa ben calibrare le sapienti dosi della suspense. Ho apprezzato molto il cambiamento di tema e dei  personaggi perché per quanto alcune storie possano creare dipendenza e fidelizzazione, presentarsi con un nuovo argomento denota più coraggio. Interessante è l'analisi sociologica, seppur semplice, che fa Carrisi dei media e del loro sistema giornalistico. "I media stabiliscono i ruoli. Il mostro, la vittima. La seconda va salvaguardata da ogni possibile attacco o sospetto: deve essere 'pura'. Altrimenti  c' è il rischio di fornire un alibi morale a chi le ha fatto del male". Come sempre la storia viaggia su due piani temporali: l'agente Vogel sconvolto da un incidente 62 giorni dopo la scomparsa della ragazza e il periodo natalizio della sparizione.
Donato Carrisi è abile a suscitare la curiosità del lettore portandolo dentro la storia e conducendolo dove lui vuole arrivare. Sa giostrare con i tempi e con le informazioni come un abile sceneggiatore. Grande regista della storia, tesse bene la trama attorno ad un unico sospettato convincendo il  lettore e facendolo ricredere allo stesso tempo. Il dubbio è ciò che più serpeggia. Vittima della giustizia o carnefice?
Benché la storia sembri ispirata dai fatti di cronaca nera, alquanto verosimile e possibilista, la resa, durante il romanzo è intrigante. La ricerca del colpevole, l'accusa verso l'identificato fa credere alla soluzione più scontata. Ma i colpi di scena finali fanno ben valere la lettura del romanzo. Ancora una volta Donato Carrisi si rivela un abile scrittore. Il ritmo, dapprima lento e sereno nel racconto della storia, incalza con l'incedere delle pagine finali, tirando il lettore allo sprint finale e cogliendolo di sorpresa!